Settembre 2001
Storie di relitti
(Ilaria Amore e Maria Ansaldi)

No, non parleremo di antiche navi che riposano nelle profondità del mare, ma di relitti nel significato botanico di questo termine, che deriva dal latino relictus, da relinquere=lasciare indietro o rimanere indietro.
In questo senso, sono relitti le piante che, nel succedersi dei climi e paesaggi, o nell'evoluzione delle specie, sono rimaste indietro, accantonate in particolari nicchie ecologiche, dove testimoniano situazioni di un passato a volte molto lontano dal nostro tempo.

Per comprendere come una pianta possa "rimanere indietro", occorre considerare una capacità delle piante che viene spesso sottostimata: il movimento, inteso come spostamento da un luogo della terra a un altro.
Non occorre pensare a alberi che si sradicano dal suolo e si mettono in marcia! Le piante compiono spostamenti considerevoli quando non sono ancorate al suolo, e cioè allo stadio di semi. Prima della comparsa dell'uomo sul pianeta, i semi delle piante terrestri potevano spostarsi sfruttando principalmente le correnti d'aria o gli animali. Grazie a questi mezzi di trasporto, le piante hanno colonizzato gli ambienti loro favorevoli.

Grandi movimenti di piante, paragonabili a migrazioni di massa, sono avvenuti in epoche passate, in corrispondenza a cambiamenti climatici su vasta scala. Nel Terziario (da 65 a 1,6 milioni anni fa), il clima europeo era sensibilmente più caldo di quello attuale, dato che la massa continentale si trovava in prossimità dell'equatore.
Grazie allo studio dei fossili, sappiamo che sulle pianure del nostro continente erano diffusi animali e piante che oggi si trovano nelle zone subtropicali e tropicali, come elefanti, tapiri, rinoceronti, palme e magnolie.

Al termine dell'era Terziaria, l'inizio dell'era Quaternaria (da 1,6 milioni a 15.000 anni fa) fu segnato da un forte calo della temperatura, che ha determinato l'inizio di un periodo freddo chiamato, nel suo complesso, glaciazione.
Nelle fasi più fredde di questo periodo, la calotta glaciale, che oggi ricopre il polo Nord, occupava tutta la penisola scandinava e la porzione settentrionale del Canada e degli Stati Uniti.
I ghiacciai alpini, che oggi sono confinati alle alte quote, si estendevano sull'intera catena montuosa, lasciando emergere solo le vette più alte. Piccoli ghiacciai si svilupparono anche più a Sud, su alcune cime dell'Appennino e delle altre catene europee. Anche le pianure furono sottoposte a temperature più rigide.


Espansione della calotta glaciale
Queste condizioni erano incompatibili per la vita degli animali e delle piante adattati al clima caldo del Terziario, che perciò cominciarono a migrare verso Sud, per ritrovare condizioni climatiche idonee. La loro migrazione terminò nelle zone subtropicali o in quelle tropicali, dove anche oggi si trovano.

Ma non tutti partirono. Mentre le palme si ritiravano lungo la penisola fino ad abbandonarla, alcune popolazioni di palma di S.Pietro (Chamaerops humilis) riuscirono a rifugiarsi sulle rupi assolate delle coste centro-meridionali e delle isole, dove si trovano tuttora, esigua rappresentanza di un contingente distribuito principalmente in aree subtropicali.
Le popolazioni di piante che, come la palma di S.Pietro, hanno colonizzato il nostro paese nell'era Terziaria e vi hanno lasciato piccole popolazioni che hanno superato l'era glaciale, sono considerate relitti terziari.


Palma di S.Pietro
Anche le piante che vivevano nei freschi ambienti di montagna furono costrette a spostarsi dall'incalzare dei ghiacciai. Dalle Alpi molte specie discesero verso Sud lungo l'Appennino, come l'abete rosso (Picea abies), che andò a colonizzare le pendici dei monti lungo la penisola, accompagnato da un corteggio di piccole erbe come Lycopodium annotinum, Pyrola uniflora, Luzula luzulina e Listera ovata.

Alla fine del lungo periodo glaciale - in realtà costituito da cinque glaciazioni intervallate da periodi più caldi - la temperatura riprese ad aumentare, con varie oscillazioni, fino ai livelli attuali. Le popolazioni di abete rosso dell'Appennino presero così la strada del ritorno verso le Alpi, mentre il terreno che abbandonavano veniva ripreso da specie di ambienti più caldi.

Tuttavia, un piccolo gruppo di abeti rossi, insediato nella valle del Sestaione (nei pressi del valico dell'Abetone, nell'attuale provincia di Pistoia), non seguì la migrazione, ma risalì il versante più ombroso e fresco della valle, dove trovò rifugio con le fedelissime erbe del loro corteggio. I loro discendenti sono ancora lì, a centinaia di chilometri dai grandi boschi di abete rosso delle Alpi; in ragione della loro storia, sono considerati relitti glaciali.


Abeti rossi a Campolino (PT)
Piante come queste raccontano pagine importanti di storia del nostro paese e del nostro pianeta. Sono la memoria vivente di epoche passate che nessun uomo ha mai visto. Non a caso, le antiche popolazioni di abete rosso della Valle del Sestaione sono state interamente comprese nella Riserva Integrale di Campolino; il gruppo più settentrionale di palme nane vive protetto nel Parco Regionale dell'Uccellina e altri relitti sono attentamente custoditi in aree protette. Così le loro storie potranno essere raccontate alle generazioni future.
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Riferimenti


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