Settembre 2001
Il profumo delle piante
(Manuele Bondì)
Portami tu la pianta che conduce
dove sorgono bionde trasparenze
e vapora la vita quale essenza;

E. MONTALE, Ossi di seppia
Se ci si prova a stropicciare una foglia di alloro (Laurus nobilis) si sviluppa il caratteristico aroma, percepito distintamente portando le mani al naso. Facendo lo stesso con una foglia di ailanto (Ailanthus glandulosa) il risultato sarà un odore sgradevole, fetido. Alla base di ognuno di questi odori si trova una grande varietà di composti chimici; ciò che noi percepiamo a livello olfattivo risulta dalla volatilizzazione di questi composti, che evaporano e si dissipano nell'aria.
Gli svariati sinonimi usati per indicare un profumo - odore, fragranza, bouquet - si riferiscono ad un insieme di composti chimici volatili che vengono recepiti dal nostro olfatto in rapida successione, a seconda della velocità con cui passano allo stato gassoso, velocità che dipende dalla loro volatilità: non di rado dietro una prima impressione scopriamo una seconda nota profumata che può essere talvolta seguita anche da un'ultima, data dal componente meno volatile.

Questi componenti, che dal punto di vista chimico possono essere anche molto complessi e lontani gli uni dagli altri, vengono raggruppati per semplicità in un'unico insieme: quello degli olii essenziali. Definizione paradossale, dato che lascerebbe intendere che vi sia una qualche loro funzione indispensabile per la vita delle piante che li ospitano. Invece no: senza proteine, senza acidi nucleici, senza carboidrati o lipidi la vita non potrebbe essersi sviluppata e continuare; ma gli olii essenziali non sono affatto indispensabili al suo meccanismo e molte piante infatti ne sono prive; e gli studiosi del metabolismo vegetale relegano la loro presenza all'interno del succo cellulare come "prodotti secondari" della biochimica cellulare. Se poi si crede che la loro "essenzialità" risieda nel fatto che ve ne sono pochi, allora qualche cifra basterebbe a farci ricredere: i soli alcaloidi conosciuti sono più di 5000 e certamente ne esistono molti ancora da scoprire.

Ailanthus glandulosa.
"Essenziali" per chi, allora? Forse per noi, per il gusto che troviamo nell'aspro del limone e nell'aroma della menta; per la facilità con cui li abbiamo impiegati, e tuttora li impieghiamo, per orizzontarci nell'universo vegetale (ad esempio, i terpeni che danno il tipico odore di canfora e di menta alla foglia di eucalipto sono presenti in tutta la famiglia delle Myrtaceae, ma la specie Corymbia citriodora contiene anche il citronellolo, un alcol che sposta la fragranza verso quella del limone).
L'arte della profumeria cominciò forse, ci dicono gli antropologi, con la combinazione di gomme e di resine, da bruciare come incenso. Si pensa che ben prima del 4000 a.C. gli acidi grassi derivati dall'olio di sesamo e di oliva fossero uniti a particolari olii essenziali per ungere il corpo in occasioni rituali. Papiri manoscritti registrano l'utilizzo di erbe fragranti, profumi ed olii a scopo terapeutico e l'importanza di essenze come l'incenso e la mirra ci è testimoniata, in un tempo un po' più vicino a noi, anche dai testi sacri della tradizione giudaico-cristiana, dove vengono paragonate all'oro. E che dire dell'uso che l'arte culinaria ha sempre fatto di erbe aromatiche e spezie?
Recentemente, fin dalla metà dello scorso secolo, attraverso discipline quali l'AROMATERAPIA, abbiamo inoltre cominciato a riconoscere agli olii essenziali proprietà nuove e insieme recuperate dalla tradizione rurale e montanara, con un taglio più scientifico:
  • un'azione antisettica, che non interferisce con i tessuti sani e non perde efficacia nel tempo;
  • un'azione antitossica, in alcuni casi tanto elevata da neutralizzare il veleno di vespe, ragni ed altri insetti;
  • un'azione tonificante, che si manifesta tramite le ghiandole endocrine, ed in particolare sulla corteccia surrenale, da cui dipende la gestione dello stress;
  • un'azione ormonale, che agisce da riequilibrante sulle ghiandole endocrine stesse;
  • un'azione antinvecchiamento dovuta al loro marcato potere antiossidante.

Corymbia citriodora.
Due sono le principali tecniche di estrazione per poter rendere disponibili gli olii essenziali a scopo terapeutico: la distillazione in corrente di vapor d'acqua e la spremitura o pressatura. Il primo è il metodo principale per ottenere un prodotto di qualità: la materia vegetale, dopo essere stata adeguatamente raccolta, essiccata, imballata e conservata, concede al vapore le sue sostanze volatili, che, dopo la refrigerazione, si separano nuovamente e si raccolgono in tante goccioline. Il secondo metodo si usa principalmente per ottenere gli olii essenziali che sono contenuti nella buccia degli agrumi; un tempo eseguita manualmente, oggi questa operazione viene fatta da macchinari.

Un ultimo ed "essenziale" ruolo giocato da queste essenze (sorvoliamo sul gioco di parole) per la specie umana è riservato alla ristretta cerchia dei botanici: attraverso la scienza conosciuta come chemotassonomia la distribuzione di determinati prodotti secondari è stata spesso usata per classificare famiglie, generi, specie.



Parte seconda

Primitivo distillatore in corrente di vapore.

Riferimenti bibliografici:


© Myristica