N. 18 - 11 novembre 2002
Prepariamo un erbario
( Maria Ansaldi, Lucia Amadei, Simonetta Maccioni)

L’erbario è una collezione di piante preparate attraverso il processo dell’essiccamento sotto pressione.
La preparazione di un erbario prevede semplici operazioni manuali; affinché il risultato finale abbia un valore scientifico, è necessario osservare alcune regole ed essere accurati nella varie fasi della preparazione, che consistono in:

  • raccolta
  • identificazione
  • essiccazione
  • montatura del campione e compilazione del cartellino
  • conservazione

Raccolta
Gli esemplari di piante vanno raccolti completi, in modo da permetterne la più sicura identificazione. Le piante erbacee dovranno essere complete di fiori, foglie e fusti. Per numerosi gruppi (ad es. ombrellifere, composite, ranuncolacee, cariofillacee, crucifere, leguminose) l'identificazione richiede anche un esame del frutto: si consiglia quindi di cercare, nel luogo di raccolta, esemplari della stessa specie in diversi stadi di sviluppo, oppure di tornare in seguito, quando la specie in oggetto avrà maturato i frutti. Per le piante legnose sarà sufficiente un rametto con fiori e frutti.

Le piante erbacee si colgono prendendo lo stelo più in basso possibile e tirando delicatamente: in alcuni casi si strapperà solo la parte epigea, in altri uscirà facilmente tutta la radice. Questi due diversi casi rappresentano una importante indicazione per la successiva identificazione della pianta: se sarà estratta tutta la radice senza sforzo, allora si tratterà molto probabilmente di una specie annuale; una maggiore resistenza, fino allo strappo, sarà offerta da specie bienni o perenni.

Per alcuni gruppi di piante, come ad esempio agli e orchidee, l'identificazione richiede l’esame dell’apparato radicale: ecco perché è opportuno essere muniti di uno scavino, o altro arnese per scavare, e di un coltello ben affilato; si tenga presente però che è sempre meglio evitare di sradicare una pianta, soprattutto se non si conosce, poiché potrebbe trattarsi di una specie rara o protetta.

I campioni raccolti devono essere chiusi in sacchetti di plastica; l’acqua traspirata dalle piante, che appanna il sacchetto, consente una migliore conservazione degli esemplari fino a casa. In queste condizioni, le piante possono essere mantenute per alcuni giorni in frigorifero, al fine di poter eseguire l'identificazione su esemplari freschi.

È molto utile portare con sé un quaderno per appunti, su cui annotare, per ciascuna pianta, località e data di raccolta, altitudine, ambiente di crescita e altre informazioni per la successiva trascrizione sul cartellino di identificazione. Per scrivere è preferibile una matita alle penne, che con l’umidità possono provocare macchie.

Piante rare o protette dalla legislazione non vanno raccolte in nessun caso.

Identificazione
Le piante raccolte devono essere identificate, cioè associate al loro nome scientifico. L’identificazione è possibile per mezzo di una flora analitica; quelle più usate sono:
  • Baroni E. - Guida botanica d’Italia
  • Fiori A. - Nuova flora analitica d’Italia
  • Pignatti S. - Flora d’Italia

Nell’ambito di uno stesso genere, può talvolta risultare difficoltoso giungere con sicurezza all’esatta determinazione della specie; in alcuni casi è possibile esprimere qualche incertezza indicando, dopo il nome del genere, l’epiteto specifico preceduto dalla sigla cfr. (= confronta).
Se è necessaria una sicura identificazione, ci si può rivolgere a botanici professionisti operanti presso Orti botanici, istituti di ricerca e studi di consulenza.

Essiccazione
I campioni vengono estratti con cura dai sacchetti, e quindi stesi, in posizione per quanto possibile naturale, all’interno di un foglio di giornale quotidiano, la cui carta molto assorbente favorisce l'essiccazione.


Sistemazione in un foglio di giornale

Particolare cura va rivolta al fiore e alle foglie, che devono essere disposte senza eccessive sovrapposizioni, per evitare marcescenze. Se l’esemplare risulta troppo grande, va ripiegato in modo da formare angoli acuti e non curve (affinché sia ben chiaro che la disposizione piegata è frutto di un artificio e non dovuta al portamento naturale).

L’esemplare così preparato viene posto tra due cuscinetti di carta formati ciascuno da un intero quotidiano; si procede allo stesso modo per tutte le piante raccolte fino a formare un pacco che sarà sottoposto a pressione (dentro una pressa o sotto un peso di 15-20 kg, uniformemente distribuito).
Le piante seccate sotto pressione debole sono fragili e ammuffiscono facilmente.

Ogni giorno il pacco deve essere aperto e i cuscinetti, che si sono inumiditi assorbendo l’acqua delle piante, vengono sostituiti con altri asciutti, fino al perfetto essiccamento delle piante. Il foglio di giornale contenente la pianta non viene mai cambiato, per evitare che il campione si spezzi.
È possibile riutilizzare i cuscinetti umidi, dopo averli messi al sole ad asciugare.

Le piante contenenti poca umidità seccano in 5 - 6 giorni, quelle più ricche di umidità impiegano anche un mese.
Quando le piante sono perfettamente secche diventano rigide; a questo punto si possono montare sui fogli d’erbario, scartando quelle ammuffite o annerite per cattivo essiccamento.


Sistemazione in pressa
Montatura
Le piante essiccate sono montate su carta o cartoncino tipo bristol bianco o di colore chiaro, delle seguenti misure: altezza 40-45 cm; larghezza 25-30 cm. Cartoncini di questo tipo sono reperibili nelle tipografie.
Su ciascun foglio possono essere montati uno o più esemplari della stessa specie, corredati da un cartellino di identificazione.
Le piante vengono attaccate al foglio con listerelle di carta fermate con uno spillo; non vanno usati materiali adesivi.

Fermatura con spillo
La fermatura con spillo, apparentemente laboriosa, è preferibile in quanto permette di esaminare successivamente il campione per motivi di studio.
Tra i fogli non va posto alcun tipo di involucro plastico.
I fogli con specie appartenenti alla stessa famiglia sono riuniti entro cartelline di dimensioni appena maggiori di quelle dei fogli.
Tutti i fogli dell’erbario vengono posti tra due robusti cartoni, poco più larghi dei fogli stessi, tenuti stretti da due nastri.

Più cartelline riunite tra due cartoni
Compilazione del cartellino

Ogni campione d’erbario deve essere corredato di un cartellino di identificazione, spillato sul foglio stesso.

Il cartellino deve riportare il binomio latino e l’autore, la località e la data di raccolta, l’altezza sul mare ed infine il nome del raccoglitore preceduto dalla sigla leg. (dal latino legit, raccolse), e quello di chi ha identificato il campione, preceduto dalla sigla det. (dal latino determinavit, determinò [il nome scientifico]).


Un campione cartellinato
Esempi di cartellino:

Quercus ilex L.
Rupi di Porta (Montignoso, Massa)
50 m sul mare
22 maggio 1990
Leg.: S. Maccioni... Det.: M. Ansaldi

Rhododendron ferrugineum L.
Verso la vetta di Montevecchio
(Orecchiella, LU)
23 Giugno 1989
Leg. et det.: M. Ansaldi

Cistus albidus L.
Macchie nei pressi di Montemarcello (SP)
200 m sul mare
22.V.1990
Leg.: M. Ansaldi... Det.: S. Maccioni

Conservazione

Gli erbari, se conservati in luoghi asciutti e puliti, durano secoli.
Per preservarli dai parassiti è bene cospargerli ogni tanto con buoni insetticidi liquidi o aerosol.
Nei fogli vengono sparse scaglie di canfora.
Per la salute di chi sta a contatto con gli erbari e di chi li prepara, è preferibile utilizzare insetticidi a base di piretro ed evitare l’uso della naftalina.


Pacchi di erbario ben conservati


>>> I trucchi del mestiere per le piante difficili >>>


Riferimenti bibliografici

  • Amadei L., Bedini G., Garbari F., Pistolesi G. (1993) - Erbari. Conservare piante attraverso i secoli. Provincia di Pisa. Dipartimento di scienze botaniche dell’Università, Pisa.
  • Baroni E. (1986) - Guida botanica d’Italia. Cappelli, Bologna.
  • Bondì M. (2001) - L’erbario: a cosa serve e come si realizza. Myristica 1 (febbraio 2001).
  • Fiori A. (1970) - Nuova flora analitica d’Italia. Edagricole, Bologna.
  • Pignatti S. (1997) - Flora d’Italia. Edagricole, Bologna.



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