N. 21 - 24 novembre 2003
Le piante nella medicina popolare della Lunigiana
Simonetta Maccioni
Dipartimento di Scienze Botaniche
Università di Pisa
All’estremità nord-orientale della provincia di Massa-Carrara, al confine con la Liguria, si estende la Lunigiana, terra dalle tradizioni antiche. Il territorio è circoscritto in buona parte dai rilievi dell’Appennino ligure (M. Antessio, M. Cornoviglio, M. Alpicella) e tosco-emiliano (M. Cucco, M. Orsaro, M. Malpasso, M. Acuto, M. Alto, M. La Nuda), e da quelli delle Alpi Apuane settentrionali (M. Pisanino, Pizzo d’Uccello, M. Grondilice, M. Contrario, M. Cavallo).

Da queste vette hanno origine i numerosi corsi d’acqua, come il Rosaro, il Lucido, l’Aulella, il Bardine, il Verde, il Mangia, che solcano le valli omonime e confluiscono nella Magra, il fiume della valle principale in direzione nord-sud, il quale a Santo Stefano Magra entra in territorio ligure e scorre fino al mare, lambendo i resti dell’antica città di Luni cui si deve il nome di questa terra di confine.

Le indagini etnobotaniche hanno riguardato finora la media Lunigiana, che comprende i territori dei Comuni di Mulazzo e Tresana, e la Lunigiana orientale, vale a dire le valli del Taverone, del Lucido, dell’Aulella e del Rosaro. La cura tradizionale delle malattie con preparazioni a base di piante è praticata ancora dalle persone anziane e in misura sempre minore dai giovani. Dalle interviste fatte è emerso l’uso medicinale di 99 piante, delle quali vengono utilizzate soprattutto le foglie fresche, per uso esterno; altre preparazioni diffuse sono il decotto e l’infuso.

Per quanto riguarda le patologie, molte piante vengono utilizzate per curare vari disturbi gastro-intestinali; altre malattie curate con le piante sono quelle a carico dell’apparato respiratorio e quelle che interessano la pelle.
Sono stati riscontrati usi poco noti in letteratura, ma ben documentati nella medicina popolare della Toscana e della vicina provincia della Spezia. Il decotto dei fiori di alloro (Laurus nobilis L.) e quello dei giovani rami di mirto (Myrtus communis L.) sono bevuti come lassativi, mentre con le foglie di costolina (Hypochoeris radicata L.) si prepara un infuso depurativo. Il decotto di fiori e frutti del lampone (Rubus idaeus L.), pianta delle vette apuane e appenniniche, ha proprietà ipoglicemizzanti.

In caso di reumatismi si friziona sulla parte dolorante l’aglio (Allium sativum L.) pestato e riscaldato in olio d’oliva, oppure i frutti freschi della salsapariglia (Smilax aspera L.). Le foglie pestate del prezzemolo (Petroselinum sativum Hoffm.) si applicano sugli ascessi, e con il loro decotto si fanno sciacqui in caso di mal di denti.

Infine il tarassaco (Taraxacum officinale Weber) viene impiegato come antiemorroidario: con il decotto tiepido della pianta si fanno semicupi; con le foglie bollite si fanno applicazioni locali.

È interessante notare che alcune piante note generalmente per le loro qualità alimentari, in Lunigiana sono apprezzate anche come medicamento. Così le foglie fresche della cicoria selvatica (Cichorium intybus L.), di costolina e di aspraggine (Picris echioides L.) si pestano e si applicano come cicatrizzanti sulle ulcere cutanee. Le foglie fresche tritate di grattalingua (Reichardia picroides (L.) Roth.) si applicano sulla parte dolorante in caso di mal di denti. Con i semi della lattughetta (Valerianella locusta (L.) Laterrade) in Lunigiana si prepara un infuso dalle proprietà lassative e sedative.

La cicoria selvatica.
Tra le formazioni boschive che caratterizzano il paesaggio della Lunigiana c’è il castagneto, ampiamente diffuso da 300 a 1000 m di altitudine. In passato il castagno (Castanea sativa Miller) costituiva una delle principali fonti di sostentamento per le popolazioni locali che coltivavano sia castagneti da frutto sia castagneti da legna. Ancora oggi alcune parti del castagno trovano largo impiego nella medicina popolare: il decotto delle foglie si beve per lenire la tosse e si usa per gargarismi in caso di mal di gola; la corteccia polverizzata e sciolta in acqua si beve in caso di diarrea.
Il castagneto.
Altra pianta delle montagne lunigianesi è il mirtillo (Vaccinium myrtillus L.), i cui frutti, ricchi di vitamine, si mangiano come ricostituenti e per migliorare la vista. L’enolito ottenuto con i frutti si beve anche per facilitare i processi digestivi; il decotto di foglie, così come quello dei frutti, si beve in caso di diarrea. Il decotto delle parti aeree si usa per detergere le lesioni dovute agli eczemi.
Vaccinium myrtillus.

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