Novembre 2001
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Sempreverdi, ma sarà vero?
(Ilaria Amore) |
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Si racconta che in tempi ormai lontani, quando l'inverno
iniziava a farsi sentire con i suoi primi geli, un piccolo
fringuello si ferì ad un'ala.
Non potendo più volare e raggiungere così
i suoi compagni, restò solo in mezzo al bosco
alla mercè delle intemperie.
Ormai il cibo scarseggiava, il freddo si insinuava sempre di più fra le sue piume e l'uccellino decise di chiedere aiuto ad un faggio secolare, affinché gli permettesse di rifugiarsi fra i suoi grandi rami al riparo dell'inverno ostile. Il grande albero, incurante delle sofferenze del piccolo fringuello, rifiutò di aiutarlo. La giovane creatura, rassegnata, continuò a cercare un riparo nel bosco. Ben presto, lungo la sua strada, incontrò un grosso castagno al quale pose la stessa domanda: purtroppo, anch'esso rifiutò di accoglierlo fra i suoi rami. Le ombre della notte ormai avevano avvolto tutto il bosco, che aveva assunto un aspetto terrificante, e il freddo era sempre più pungente; il povero uccellino impaurito e tremante, si addentrò sempre di più lungo il sentiero alla disperata ricerca di un riparo. Improvvisamente, si sentì chiamare da un giovane pino che lo invitava a ripararsi fra i suoi verdi rami, mentre una pianta di ginepro gli offriva le sue bacche come nutrimento per superare la stagione invernale. L'uccellino, sbalordito da tanta generosità, ringraziò commosso i suoi nuovi amici. L'inverno passò in fretta e presto giunse la primavera; l'uccellino, ormai guarito, spiccò il volo verso lidi lontani. |
Un bosco di pini |
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Gli dei dell'Olimpo, che avevano visto cosa era
accaduto al piccolo fringuello, vollero ricompensare
la generosità del pino e del
ginepro, ordinando ad Eolo, dio dei venti,
di preservare per sempre le loro foglie.
Così nacquero i "sempreverdi", alberi
e piante che anche durante il periodo invernale
rimangono immutati nella loro bellezza.
Col termine "sempreverde", o coll'equivalente inglese "evergreen", si fa spesso riferimento a cose, oggetti o persone che sembrano non invecchiare mai, che non passano mai di moda.
In botanica, questo temine designa alberi o arbusti
che non perdono mai la chioma, a differenza di
quelli che in autunno si trovano completamente spogli.
Le foglie, indispensabili alla vita delle piante, non sono dunque immortali, anzi! Esposte direttamente alla forza degli agenti atmosferici, prive di robuste protezioni come quelle assicurate al tronco dagli strati esterni riempiti di sughero, dopo qualche tempo dovranno lasciare il posto a giovani leve vitali e rigogliose, che continueranno nella loro funzione di laboratori energetici. |
Aloe pillansii sotto il sole del deserto sudafricano. |
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Di solito, alla morte della foglia segue la caduta;
anzi, la foglia si stacca ancor prima che la
sua vitalità sia venuta meno completamente.
Ma come cadono le foglie? Il loro distacco è
provocato dalla presenza di uno strato di separazione,
costituito da cellule diverse da quelle che formano
il tessuto della foglia. Tale strato compare alla base del
picciolo e provoca la rottura degli
elementi conduttori. Prima che ciò avvenga,
la superficie di separazione viene difesa contro
l'essiccamento e contro l'invasione di patogeni
mediante uno strato di
suberina e gomma.
Quando lo strato di separazione è completo e sono interrotti i fasci conduttori che uniscono la foglia al fusto, la foglia cade lasciando sul fusto una caratteristica cicatrice.
Questo ricambio, effettuato gradualmente nel corso di anni,
permette alle piante sempreverdi di conservare la loro
chioma anche fuori stagione.
Sono sempreverdi la maggior parte delle
gimnosperme (fanno eccezione larice, ginko, cipresso calvo e metasequoia),
alcune specie di Ficus tropicali, la magnolia
(Magnolia grandiflora), il lauroceraso (Prunus
laurocerasus), il bosso (Buxus sempervirens
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Magnolia |
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Le
conifere, sempreverdi per eccellenza,
generalmente formano boschi e foreste
importantissime per l'economia, per l'industria e
per la salubrità dell'aria.
Inoltre regolano lo scorrimento delle acque piovane e,
con l'intrico delle radici, consolidano i terreni montani
che altrimenti sarebbero soggetti a frane.
I tronchi costituiscono anche un'ottima difesa contro le valanghe.
La zona mediterranea annovera una bellissima foresta di latifoglie sempreverdi: con alberi, arbusti e cespugli che sopravvivono alle alte temperature estive senza pioggia. Lo sviluppo di questo tipo di vegetazione avviene soprattutto lungo le coste, dove per la vicinanza del mare e per i forti venti carichi di particelle di acqua salata, assume caratteristiche ben precise. Il primo stadio di questo tipo di bosco, che si sviluppa lungo la costa sabbiosa o rocciosa, è formato da piante pioniere, bassi arbusti di ginepro (Juniperus communis) e cisti (Cistus sp. pl.) e bassi esemplari di pini (Pinus sp.pl.). Questa area a vegetazione bassa, ma non troppo chiusa, è frequentata da molte specie di rettili, come il biacco o il ramarro, e da molte altre specie di insetti terricoli (come alcuni coleotteri) e volatori (come diverse specie di vespe e farfalle). Man mano che ci si allontana dalla costa è facile notare che l'azione dei venti marini si attenua, mentre l'altezza degli arbusti e degli alberi si va gradatamente elevando sino a costituire il bosco vero e proprio. Nel sottobosco, molte specie legnose hanno foglie piccole, coriacee e spesse, che limitano la traspirazione durante l'arida stagione estiva; molte altre, quali mirto (Myrtus communis) e lentisco (Pistacia lentiscus) sono aromatiche e producono oli essenziali che, avendo un'azione impermeabilizzante, permettono di ridurre la traspirazione e vengono liberati anche come deterrenti contro il pascolo. Per queste piante, la crescita e la fioritura hanno luogo in autunno e spesso anche durante l'inverno, con una fase più intensa in primavera. Le piante sempreverdi, che hanno salvato il piccolo fringuello, rendono l'inverno un pò più sopportabile anche per noi. |
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Riferimenti
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