Novembre 2001
Alla scoperta dell'esperidio: viaggio al centro di un'arancia
(Gianni Bedini)

Nel 1501, Giovanni Pontano scrisse un poemetto intitolato De hortis Hesperidum, sive de cultu citriorum (Sul giardino delle Espèridi, ovvero sulla coltivazione degli agrumi), nel quale parla di tre specie di agrumi: l'arancio amaro (Citrus aurantium), il limone (Citrus limon) e il cedro (Citrus medica). Pontano si era ispirato al mito delle Espèridi, figlie di Atlante e custodi di un leggendario giardino, dove cresceva l'albero delle mele d'oro.

Secondo alcuni, le mitiche mele d'oro altro non sono che arance, tanto preziose che le Esperidi avevano posto il drago Ladone a guardia dell'albero.

Anche se questa ipotesi non trova solidi sostegni storici, la sua forte suggestione è stata accolta dai botanici, che hanno chiamato esperidio il particolare tipo di frutto che distingue le specie del genere Citrus, della famiglia Rutaceae.

A questo genere appartengono, oltre alle specie menzionate nel poemetto di Pontano, l'arancio dolce (C. sinensis, il mandarino (C. reticulata), il bergamotto (C. bergamia), la limetta (C. aurantiifolia, nota anche col nome inglese lime), il pompelmo (C. paradisi) e altre meno note. Sono alberi o arbusti sempreverdi, spesso spinosi, con fiori profumati bianchi o violacei, tutti originari dell'India e dell'Estremo Oriente, introdotti in Europa e altre parti del mondo in epoche diverse. Greci e Romani conoscevano solo il cedro, chiamato pomo di Persia o pomo di Media da Teofrasto e Pomus citreum dai Romani; nel X secolo, gli Arabi hanno introdotto l'arancio amaro e il limone in Spagna, da dove successivamente si sono diffusi in Italia; nel XVI secolo, i Portoghesi hanno portato in Europa l'arancio dolce.

Queste belle piante trovarono subito posto nei raffinati giardini rinascimentali, specialmente in Toscana. L'arancio amaro - o melangolo - era usato per creare spalliere e quinte verdi di grande bellezza. Aranci dolci - o melaranci - e limoni, più sensibili alle gelate, erano coltivati in eleganti conche di terracotta e usati per impreziosire gli angoli più belli dei giardini nella stagione calda.

D'inverno, le conche erano trasferite in speciali edifici, le aranciere, come quella bellissima del giardino di Boboli a Firenze, dove si studiavano le variazioni della forma e del colore dei frutti, che incuriosivano scienziati e appassionati.

Per lungo tempo, l'arancio dolce è rimasto una pianta di interesse esclusivamente ornamentale o scientifico. Oggi, l'arancio dolce è l'albero da frutto più coltivato nel mondo, con estesi aranceti in Brasile, Stati Uniti, Italia e Spagna, per citare solo i maggiori produttori.

Dal punto di vista botanico, il frutto dell'arancio è - come detto prima - un esperidio, cioè un tipo di bacca caratterizzato da epicarpo spesso, colorato e ricco di tasche contenenti oli essenziali, mesocarpo bianco e spugnoso saldato all'epicarpo, endocarpo costituito da peli altamente modificati e ripieni di succo.

Gli oli essenziali dell'epicarpo (la "buccia") sono molto profumati; il loro profumo si sente bene quando le tasche entro cui sono contenuti si rompono, rilasciandoli all'esterno, come accade quando si strizza la buccia: l'emissione di oli si manifesta visivamente con uno spruzzo di goccioline traslucide, in grado di colorare la fiamma di un fiammifero con un effetto che ricorda piccoli fuochi d'artificio.


Esperidio
Generalmente la "buccia" viene scartata, ma si può consumare essiccata e candita; inoltre, in alcune ricette tradizionali dell'Italia meridionale, il frutto si usa intero, senza sbucciarlo. Quella del "cugino" bergamotto è ricercata proprio per estrarne gli oli essenziali, da cui si ricava un'essenza di particolare pregio per l'industria dei profumi.

Quando si sbuccia un arancio, la maggior parte del mesocarpo rimane aderente alla "buccia"; la parte rimanente resta attaccata sulla "polpa" interna, ma dato il suo gusto insipido o amarognolo e la consistenza spugnosa, val la pena toglierlo.

L'endocarpo è caratteristicamente suddiviso in setti - gli "spicchi" - per mezzo di sottili membrane; in esso è racchiusa una gran quantità di succo, una soluzione acquosa di zuccheri e acidi, che può arrivare al 50% in peso del frutto. Il succo contiene anche vitamine e minerali.

Nel 1750, un medico inglese si accorse che il succo di arancia, e ancor più quello di limetta, era efficace contro lo scorbuto, una malattia che colpiva i marinai impegnati nei lunghi viaggi transoceanici, con sintomi quali gengive sanguinanti, arrossamenti della pelle, perdita di tono muscolare e ridotta capacità di rimarginare le ferite. Oggi sappiamo che la causa dello scorbuto è la carenza di vitamina C: il succo di arancia è efficace contro questa malattia grazie all'elevato contenuto di questa importante vitamina.

Il colore dell'endocarpo varia dall'arancio chiaro al rosso nelle diverse varietà coltivate, che possono essere a polpa bionda (Ovale, Bionda comune o la più diffusa Valencia) o sanguigna (Tarocco, Moro, Sanguinello).


Varietà a polpa sanguigna
Altre varietà presentano un frutto doppio, con un frutto più piccolo incluso all'interno di uno più grande, dal quale sporge brevemente all'estremità superiore: si tratta delle arance "navel", il cui fiore produce un secondo ovario, più piccolo, sopra l'ovario regolare, che determina lo sviluppo del secondo frutto. A questa anomalia dell'apparato femminile corrisponde una grave disfunzione di quello maschile, che produce polline non funzionale. Per questo motivo, arance di questo tipo, come la "Washington navel", sono sempre prive di semi e si propagano per via vegetativa, di solito per innesto.


Riferimenti bibliografici

  • TONZIG S., 1979 - Elementi di Botanica, vol. II. Casa Editrice Ambrosiana, Milano.
  • Enciclopedia Italiana di Scienze, Lettere ed Arti. Istituto Giovanni Treccani.
  • Nel Mondo della Natura - enciclopedia di Scienze Naturali. Botanica, I vol., 1962. Federico Motta Editore, Milano.
  • The Grolier Multimedia Encyclopedia
  • waynesword.palomar.edu/ecoph6.htm
  • www.uga.edu/fruit/citrus.htm
 



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