N. 15 - 11 maggio 2002
Le piante nella medicina popolare della Liguria. Valli Nervia e Roja
(Simonetta Maccioni)

Ancora piante e medicina popolare in Liguria. Questo contributo riguarda le Valli Nervia e Roja, nell’estremo Ponente della Liguria, al confine con la Francia. Qui il paesaggio ha ancora un aspetto molto naturale, e i piccoli borghi che sorgono sulle colline, come Airole, Pigna, Castelvittorio, Apricale, hanno conservato il loro aspetto originario.


Il borgo di Airole

Le alte montagne che chiudono le valli verso nord, tra cui i famosi Toraggio e Pietravecchia, sono relativamente vicine al mare e questo fa sì che ci sia anche una vicinanza di piante di climi caldi e piante di climi freddi. Lungo la costa il paesaggio è caratterizzato dalle piante della vegetazione mediterranea, quali lecci, lentischi, euforbie, che sulle colline lasciano il posto a vigneti, oliveti terrazzati e pinete. Risalendo le montagne, si incontrano querceti, castagneti e boschi misti, con carpini, noccioli e maggiociondoli, e più in alto boschi di pino silvestre e abete bianco. Alle quote più elevate, oltre il limite degli alberi, si estendono la brughiera con rododendri e mirtilli, le praterie e i pascoli, un tempo utilizzati in estate dall’uomo per le greggi di ovini. Sulle imponenti pareti rocciose delle cime fioriscono sassifraghe, semprevivi e alcuni endemismi che hanno reso famose Alpi Liguri e Alpi Marittime, come il fiteuma di Balbis (Phyteuma cordatum Balbis) e il rapontico di Bicknell (Stemmacantha heleniifolia (Godron et Gren.) Dittrich ssp. bicknellii (Briq.) Dittrich).

In tutta l’area esaminata si è potuto constatare come sia ancora forte l’attaccamento delle popolazioni locali alle proprie radici, alle tradizioni, che vengono tramandate attivamente alle nuove generazioni. Anche le pratiche della medicina popolare che utilizzano le piante sono ancora diffuse sul territorio. L’indagine ha permesso di censire l’utilizzo di 70 piante nella cura delle malattie, soprattutto quelle dell’apparato gastrointestinale e respiratorie. Interessante è l’impiego molto frequente delle foglie fresche per le affezioni della pelle, quali foruncoli ed eczemi; molti di questi rimedi sono legati alla pastorizia, che in passato era l’attività primaria nelle due valli.

Fanno parte delle tradizioni ancora vive pure i nomi dialettali delle piante, per alcune delle quali sono state registrate varianti lessicali in ogni paese. Un discorso a parte merita il comune di Olivetta San Michele, in Val Roja, nel cui dialetto sono presenti molti termini derivati dall’Occitano; in particolare tra i nomi delle piante sono evidenti quelli che iniziano con la H aspirata, come "heba", cipolla, e "hükin", zucchino.

Tra le piante utilizzate per le loro proprietà medicinali ricordiamo la genziana gialla (Gentiana lutea L.): l’ idrolito preparato con fiori e radici si beve come ipotensivo, mentre l’ enolito risulta essere aperitivo e digestivo.


Gentiana lutea

Del pino silvestre (Pinus sylvestris L.) si usa la resina, che viene scaldata e lasciata colare sopra un foglio di carta; quando si indurisce forma una specie di "cerotto" che in caso di dolori si riscalda e si applica sulla parte dolorante, risultando molto efficace nonostante la formazione di indesiderate vesciche.

In Val Nervia il vischio (Viscum album L.) si usa come ipotensivo: con le foglie si prepara un infuso che si beve per curare l’ipertensione arteriosa.

Sopra i licheni crostosi che crescono sulle rocce, conosciuti come nita dei bausi o reimasciu, viene versato e strofinato un po’ di olio di oliva, che poi si applica sugli eczemi. Con i licheni frondosi che crescono sui pini e sugli abeti, i cosiddetti barba de pin e barba d’abeu, si fanno invece pediluvi in caso di eccessiva sudorazione dei piedi.


Licheni crostosi

Nelle Valli Roja e Nervia è stato registrato anche l’impiego di piante poco usate nel resto della Liguria. Ad esempio se durante il lavoro nei campi i contadini si procurano ferite con gli arnesi da taglio, sminuzzano - a volte masticano! - e applicano le foglie fresche del trifoglio bituminoso (Psoralea bituminosa L.), pianta erbacea frequente nei prati e negli incolti. Cresce nei prati anche la salvia minore (Salvia verbenaca L.), le cui foglie fresche vengono pestate e applicate sui foruncoli e sulle piaghe. Con il rizoma della salsapariglia (Smilax aspera L.), specie mediterranea di per sé tossica, si prepara un decotto dalle proprietà lassative e diuretiche.


Salsapariglia

È infine da evidenziare l’uso del fagiolo bianco di Pigna o di Buggio (Phaseolus vulgaris L.) una varietà locale di fagioli bianchi, lucidi, con buccia fine e pasta morbida, dalla caratteristica forma tondeggiante: con le bucce essiccate si prepara un decotto che si beve per curare l’ipertensione arteriosa.

Tabella degli usi medicinali - Indice dei nomi delle piante

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