Marzo 2002
Il verde e il nero
(Maria Ansaldi)

Verde come una foglia, un prato, un bosco. Nero come la pece.

Già, ma cosa c’entra la pece con le piante?

La pece è una sostanza che trova larghissimi impieghi, anche se forse il suo utilizzo era più diffuso in passato.
Ancora oggi alcuni ricordano di aver osservato l’uso che ne facevano i calzolai, i quali erano soliti incatramare con la pece lo spago di cui si servivano.

Cambiando totalmente campo di applicazione e passando agli strumenti musicali, chi suona il contrabbasso usa un apposito arco, non prima di aver distribuito sullo stesso un po’ di pece per meglio mettere in vibrazione le corde.

La pece evoca il ricordo del biblico racconto sulla costruzione dell’Arca, nel corso della quale Mosè utilizzò la pece per "calafatare" questo specialissimo natante; in effetti per lungo tempo questa operazione, ovvero la chiusura delle fessure del fasciame delle navi, è stata eseguita con la pece.

Ed è davvero fin da tempi remoti che veniva utilizzata questa sostanza, se già l’Uomo del Similaun e l’eccezionale corredo di oggetti e strumenti venuti alla luce con lui ne dimostrano l’impiego: le sue frecce avevano le punte di selce, fissate al manico con uno stretto giro di filo e pece. Anche nell’ascia la lama era fissata al manico con la pece.

Se l’antica arte della navigazione comportava l’impiego della pece, anche gli oggetti che sulle navi venivano trasportati avevano in qualche modo a che fare con questa sostanza: i prodotti alimentari venivano contenuti in anfore, e soprattutto quando si trattava di liquidi, la superficie interna era impermeabilizzata con prodotti di natura resinosa.

Le navi romane riportate alla luce a San Rossore avevano a bordo il loro carico di anfore, che sono state analizzate, rivelando che erano state impermeabilizzate con pece derivante da legno di pinacee.


Anfore romane.
Il verde e il nero: la pece si ricava dalle piante. Da piante appartenenti alla famiglia delle pinacee, nel caso delle anfore romane, dalla betulla la pece usata dall’Uomo del Similaun.

Un tipo di pece, nota come pece di Borgogna, è la resina che si ottiene dall’abete rosso (Picea excelsa) per incisione della corteccia; Picea significa infatti pianta che dà la pece.


Abete rosso.
Già Plinio scriveva che dall’abete si ricavava "la pece liquida, che serve per tener stagne le costruzioni navali e per molti impieghi, e che in Europa si ottiene per cottura: il legno, fatto a pezzi, si mette a scaldare in fornaci con il fuoco acceso tutt’intorno, all’esterno; un primo liquido cola come acqua da un canale e ha proprietà così efficaci che in Egitto ne cospargono le salme per imbalsamarle. Il liquido che cola dopo questo è più denso e fornisce la pece liquida che, versata in caldaie di bronzo, viene fatta addensare, usando l’aceto come coagulante, e prende il nome di pece bruzia, adatta solo per sigillare le botti ed altri recipienti del genere; differisce dall’altra pece sia per la sua viscosità, sia per il colore rossiccio, sia per il grasso che contiene in misura superiore agli altri tipi. Questi ultimi si ottengono dalla resina della Picea che viene raccolta per mezzo di pietre roventi, in contenitori di rovere resistente, oppure, in mancanza di recipienti, facendo una catasta di rami, come per la preparazione del carbone. Questa è la resina che si aggiunge al vino dopo averla ridotta in polvere, è di colore scuro; se si fa bollire piano e si passa al setaccio, si ammorbidisce, prende un colore rosso e viene detta resina in gocce; generalmente per questa preparazione si mettono da parte gli scarti della resina e la scorza".

L'estrazione della resina dagli alberi di pino era già in età romana un’attività economica piuttosto importante, soprattutto in Calabria ed in Sicilia, tanto che esisteva una sorta di tassa di concessione. Federico II impose il pagamento della quinta parte (la cosiddetta quintaria) di quanto i proprietari o coloro che intraprendevano tale attività sulle pinete demaniali ricavavano dall'estrazione: la pece greca, la pece navale, l’olio di fumo e l’olio di pino, tutti prodotti della trementina, una sostanza bianca, viscosa che si ottiene da incisioni aperte su piante di pino.

Questa attività è continuata, in larga scala, sino alla seconda metà dell'800.

Oggi, nel linguaggio tecnico, col termine pece vengono indicate sostanze bituminose solide o semisolide, naturali o artificiali, ottenute come residui della distillazione di liquidi densi o di catrami. La pece comune o pece minerale, utilizzata nelle pavimentazioni di strade e terrazze, come nella produzione di vernici, coke e nerofumo, è il residuo della distillazione del catrame del carbon fossile; spingendo più o meno la distillazione del catrame si ottengono la pece molle, dura o semidura. Altri tipi sono la pece di lignite e di torba; la pece di cera montana, ottenuta nella raffinazione della cera montana; la pece di glicerina, usata per le preparazione di lucidi per cuoio e per i tessuti impermeabili.

Ma quello che forse desta stupore è il fatto che alcuni tipi di pece - come abbiamo visto - siano di origine vegetale.

Tra questi vi è la pece greca, nota anche come colofonia, che si ottiene come residuo secco della distillazione della trementina, un semifluido che sgorga da incisioni sul tronco e che all’aria aumenta la consistenza fino a quella di una resina solida. La pece greca o colofonia era un prodotto tipico della città di Colofone, nella Ionia, e da essa prese il nome. Viene oggi utilizzata nell’industria di colori e vernici, nella lucidatura del legno, per fabbricare adesivi e plastica, come pure viene usata per strofinare le corde dei violini. Ne sono noti anche usi medicinali, forse ormai desueti, come nella cura di ferite ed ulcere, e come emostatico.


Colofonia.
Ed ancora, la colofonia mescolata con olio di resina, essenza di trementina, olio di lino, di cotone, di colza, viene usata per impiallacciare le botti per la conservazione ed il trasporto della birra.

Dalle frecce dell’Uomo del Similaun alle navi che solcavano il Mediterraneo cariche di anfore; da una botticella di birra alle note di un contrabbasso; anche sul filo che ha cucito le nostre s carpe è stata forse usata una goccia di pece.

Da un’incisione su un tronco una goccia resinosa è colata, legando nel corso del tempo storie di uomini e di piante.


Riferimenti bibliografici



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