Marzo 2002
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Discesi dal cielo
(Manuele Bondì) |
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(...) A questo il grande Atride
appoggiato, sì disse: Amici eroi, Dànai, di Marte bellicosi figli, (...) OMERO, Iliade, Libro II |
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I Sumeri associavano la sua colorazione rossastra al
sangue che scorre in battaglia, eleggendolo
così ad immagine dei loro dèi della guerra;
accostamento che fu mantenuto anche
dai Greci e dai Romani, per i quali fu rispettivamente
Ares e Marte.
Ancora oggi, a distanza di millenni, Marte continua ad incuriosire,
talvolta a turbare la mente umana; i segni della sua
presenza, del suo legame con il nostro
pianeta sono cercati attivamente, quasi a
voler farsi ragione della sua vicinanza
fisica e della sua contiguità storica e mitologica.
Dietro al nostro continuo desiderio di rintracciare anche solo pochi scampoli di vita extraterrestre dimora forse l'ansia di scoprirci un giorno, noi, colonia di un impero, periferia di una vita pur remota nel tempo? Un frutto recente di questa ricerca è stato comunicato nel numero di Gennaio della prestigiosa rivista scientifica Nature (vol. 415) per bocca di Derek Lovley, responsabile del Dipartimento di Microbiologia dell'Università del Massachusetts, e di Francis H. Chappelle dell'USGS (U.S. Geological Survey): il fatto di aver trovato vita microscopica a prosperare in un ambiente "simil-marziano" a più di duecento metri di profondità sotto le Beverhead Mountains (Idaho) permetterebbe così di dare corpo per la prima volta alle speculazioni che da tempo molti geochimici hanno avanzato sulla possibile natura della vita su Marte. |
La superficie di Marte. |
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Da tempo era noto che taluni Batteri, pur appartenendo
come gli altri al Regno dei Monera,
organismi unicellulari caratterizzati dall'assenza
di un nucleo ben definito e di strutture cellulari
rivestite da membrane, hanno la facoltà di
adattarsi ai più svariati ambienti naturali,
tra cui si annoverano molti estremi: dalle sorgenti
bollenti di acque minerali alle croste salate
che ricoprono la superficie di molti deserti.
D'altronde si sapeva anche che alcune classi di batteri, ad esempio le Cyanophyceae - alghe-azzurre unicellulari fotosintetizzanti - hanno avuto un ruolo determinante nella colonizzazione del nostro pianeta, riuscendo nel corso di centinaia di milioni di anni ad arricchire di ossigeno l'atmosfera terrestre a partire dall'anidride carbonica presente in grandi quantità nei mari e costruendo nel corso di questo lungo processo quelle meravigliose strutture sedimentarie ancora oggi visibili - e talvolta ancora produttive, ad esempio attorno ad alcune isole nel Golfo della California - che vanno sotto il nome di stromatoliti. Eppure tra questi organismi non si trova quello che potrebbe sopravvivere alle condizioni estreme, rappresentate soprattutto dall'assenza contemporanea di ossigeno e di luce sotto la superficie, proposte da un pianeta come Marte. Da ciò deriva il valore della scoperta di questi giorni: una comunità sotterranea di batteri metanogeni basata sull'idrogeno. Conosciamo i requisiti generali minimi per la presenza ed il mantenimento di forme di vita: gli stessi batteri menzionati poco sopra sono un esempio di impiego di questi requisiti minimi, tra i quali si annovera la presenza di acqua e di una fonte di energia. I cianobatteri utilizzano appunto l'acqua e l'energia luminosa fornita dal sole per la costruzione di materia organica (che poi metteranno a disposizione anche di organismi eterotrofi). Ma su Marte, o su altri pianeti o satelliti del nostro sistema solare dove potrebbero essere ospitate forme di vita, l'acqua allo stato liquido esiste solamente al di sotto della superficie del suolo, dove la luce non riesce a penetrare. Ecco dove entrano in gioco i metanogeni trovati nelle profondità dell'Idaho: per la prima volta hanno dimostrato che la vita è possibile nel sottosuolo per organismi autotrofi in grado di sfruttare l'energia fornita dall'idrogeno gassoso proveniente dalle zone più profonde della crosta planetaria. L'unica possible fonte di energia alternativa in quel tipo di ambiente, rappresentata dalla eventuale presenza di materia organica - in concentrazione molto bassa - non è stata rivelata dalle misurazioni effettuate nel sottosuolo americano, in tal modo rendendo verosimile l'accostamento all'ambiente marziano. |
Membrana cellulare degli Archaea. |
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| Fossili molecolari di Archaea sono stati trovati per la prima volta in Germania da Michaelis e da Albrecht nel 1979, nelle rocce sedimentarie della zona di Messel. Attraverso fini analisi di laboratorio è stato possibile rinvenire tracce di composti particolari (isoprene) identici a quelli trovati nelle membrane cellulari degli Archaea, che li distinguono nettamente da tutti gli altri tipi di organismi. Basandosi su una ricostruzione della storia geologica della zona i ricercatori hanno potuto concludere che quelle tracce, lasciate circa 15 milioni di anni fa, appartengono proprio ai metanogeni; a seguito di altri ritrovamenti, che risalgono sempre più il corso del tempo - l'ultimo, nella Groenlandia occidentale, rimanda a ben 3,8 miliardi di anni fa -, essi divengono i migliori candidati a rappresentare gli organismi più antichi formatisi sulla Terra, in condizioni molto lontane da quelle che normalmente associamo alla vita, come ottimali. |
Methanococcus janaschii |
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A quel tempo, l'atmosfera della giovane Terra - si fa per dire,
era pur sempre passato un miliardo di anni circa dalla sua formazione -
era ricca di ammoniaca e di metano e probabilmente molto
calda. Simili condizioni, benché tossiche per piante
ed animali, dovevano essere accoglienti per i metanogeni del tempo.
Invece di essere semplicemente organismi "estremi", nel
senso del loro adattamento a condizioni di vita oggi a dir
poco inusuali, gli Archaea attuali potrebbero rappresentare
i resti di floride comunità che erano le forme di vita
dominanti sulla Terra ancora giovane. Una
conferma in tal senso viene da recenti ricerche che li
hanno ritrovati in ambienti non estremi, come
le comunità planctoniche presenti nel mare aperto.
Vi sono metanogeni archeani su Marte? Forse le prossime spedizioni sul pianeta rosso potranno rispondere a questa domanda, o fornire qualche altro indizio prezioso. Essi non hanno bisogno di sostanze organiche di cui nutrirsi; né di luce per scaldarsi o per derivarne l'energia chimica necessaria al metabolismo e alla duplicazione cellulare; resistono a pressioni molto alte, quali quelle esistenti a centinaia di metri sotto la superficie terrestre; alcuni sono noti per resistere anche a temperature molto basse, brusche variazioni di pH, dosi di radiazioni che distruggerebbero inevitabilmente qualunque altra forma di vita. Sono discesi dal cielo sulla terra, una volta, insieme agli antichi dèi? Insieme a Marte, forse? |
Un gruppo di Methanopyrus. |
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Riferimenti bibliografici: |
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