Marzo 2001
Alberi ornamentali nei giardini toscani
(Gianni Bedini)

La Toscana è terra di giardini. Già i romani avevano costruito ville con annessi giardini nelle isole dell'Arcipelago toscano, oggi documentate da studi archeologici. Ma l'epoca d'oro per i giardini è quella rinascimentale, quando i Medici legano il loro nome a realizzazioni straordinarie, presto imitate dalle famiglie nobili del tempo e ancora oggi oggetto di ammirazione e studio. Boboli, Pratolino, Castello, la Petraia sono le stelle più brillanti di una costellazione estesa in tutta la regione.

Nel giardino rinascimentale, gli alberi ornamentali erano usati principalmente non come esemplari isolati, ma per creare alte siepi, filari o spalliere. Girolamo Fiorenzuola, trattatista cinquecentesco di ambiente fiorentino, ci informa che a questo scopo "usaro assai gli antichi il Bossolo et il Lauro" cioé il bosso (Buxus semprevirens) e l'alloro (Laurus nobilis), e che i suoi contemporanei usavano anche il leccio (Quercus ilex) e il lauroceraso (Prunus laurocerasus), piccolo albero dell'Asia minore all'epoca introdotto in Europa.
Anche alberi da frutto quali cotogni (Cydonia oblonga), melograni (Punica granatum), nespoli (Mespilus germanica) e azzeruoli (Crataegus azarolus) entravano a costituire spalliere "piene e grosse" nelle zone più fresche del giardino.


Giardino di Boboli

Gli alberi così modellati servivano anche per imitare le architetture in muratura: a Villa Politi, in comune di Bagni di Lucca (LU), quattro cipressi e ben novantatré esemplari di bosso danno vita a una fortezza di verzura, collegata a un labirinto sempre in bosso e a un gigantesco orniello (Fraxinus ornus) la cui branca maggiore misura 5 m di circonferenza.
Sono invece esemplari di tasso (Taxus baccata) che, opportunamente potati, costituiscono il teatro di verdura della Villa Reale di Marlia (LU), con tanto di palcoscenico, quinte e sedili.

Questo modo di utilizzo degli alberi perdura sostanzialmente anche nei giardini di epoca barocca, dove peraltro si profila la tendenza a creare boschetti che richiamano le forme naturali e addolciscono la rigidità geometrica delle realizzazioni precedenti.
Un cambiamento deciso, quasi rivoluzionario, si attua a partire dalla fine del XVIII secolo e per tutto il XIX, quando si afferma il modello del giardino di paesaggio, nel quale sono bandite simmetrie ed eguaglianze a favore della diversità e spontaneità degli elementi.

Gli alberi sono ancora utilizzati in filari per sottolineare viali e assi prospettici, ma vengono utilizzati anche come esemplari isolati, allevati con potature che ne rispettano lo sviluppo naturale, collocati in punti dove la loro forma e il loro colore - anche se varia con le stagioni - hanno un preciso significato in relazione agli altri elementi del giardino: l'orografia, la vegetazione circostante, l'acqua, le rocce affioranti, i percorsi.
I giardini e i parchi di questo tipo - come il parco romantico di Bibbiani (FI) o il parco della villa Borbone a Capezzano Pianore (LU) - si distinguono dai precedenti anche per il rilevante contingente di alberi esotici, disponibili in seguito ai grandi viaggi di esplorazione geografica e in certi casi rivelatori di politiche espansioniste: magnolie e aceri dall'America e dal Giappone; cedri dall'Asia o dal Marocco; platani; eucalipti dall'Australia; alberi dei ventagli dalla Cina.

I più belli tra gli esemplari piantati in quel periodo e sopravvissuti fino ad oggi sono veri e propri patriarchi vegetali, iscritti o proposti per l'iscrizione al registro regionale degli alberi monumentali ai sensi della Legge Regionale 60/1998. Alla fine del XIX secolo, il contingente di specie esotiche viene rinforzato grazie all'introduzione delle palme, specialmente nelle località costiere dove il clima è più mite: palme delle Canarie (Phoenix canariensis), della California (Washingtonia filifera e W. robusta) e Butia capitata var. pulposa, dai frutti commestibili, con le loro eleganti forme imprimono uno stile inconfondibile ai giardini disegnati in quel periodo, alcuni dei quali si configurano come giardini di acclimatazione specializzati nella coltivazione di palme, come quelli della Casa Bianca a Porto Ercole (GR), dell'Ottonella a Portoferraio (LI) e dell'Ottone, nella stessa località.

Alla luce dell' intreccio tra impiego delle piante e tipologia di impianto, che rispetta una precisa sequenza cronologica, il rilievo floristico dei giardini non si configura come un mero esercizio accademico, volto ad etichettare le piante per la curiosità di pochi: se be condotto e ben interpretato, si integra con le informazioni desunte dal rilievo architettonico e dall'indagine storica, permettendo di far luce su aspetti non considerati negli altri ambiti disciplinari e di guidare gli interventi di restauro verso soluzioni più rispettose degli impianti originari.


Cedro dell'Himalaya


Palma da datteri
Referenze:

  • I luoghi della Scienza in Toscana - Giardini
  • Acidini Luchinat C., Garbero Zorzi E. (a cura di), 1991 - Boboli 90. Atti del Convegno internazionale, Firenze 9-11 marzo 1989. Edifir, Firenze. 2 voll.
  • Chiusoli A., 1985 - Elementi di paesaggistica. Editrice CLUEB, Bologna. 265 pp.
  • Luzzi P., 1996 - Il Giardino nel Giardino: un'aiuola didattica sul Giardino Storico all'Italiana. Inform. Bot. Ital., 28:451-455, 1996.
  • Macera M., 1994 - I giardini del Principe. Atti del Convegno, Racconigi (CN), 22-24 settembre 1994. Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, Roma. 3 voll.
  • Marracci P., 1990 - Il giardino dell'Ottone. Rosselba S.p.A., Portoferraio. 135 pp.
  • Poli R., Lippi A., Braccelli F., 1992 - Catalogo degli alberi monumentali dell'Italia centrale. I. La Toscana. Orto Botanico Comunale, Lucca. 322 pp.
  • Rezza G., Devecchi M., 1996 - Vegetazione e giardino storico. Atti della Giornata di Studio, Genova 22 aprile 1996. Ace International, Calco (LC). 334 pp.
  • Tagliolini A. (a cura di), 1990 - Il giardino italiano dell'ottocento. Edizioni Angelo Guerini e Associati, Milano. 365 pp.
  • Targioni-Tozzetti A., 1853 - Cenni storici sulla introduzione di varie piante nell'agricoltura ed orticoltura toscana. Tipografia Galileiana, Firenze. 325 pp.
  • Tomei P.E., Lippi A., Martinelli R., 1992 - Gli alberi delle mura di Lucca. Centro Internazionale per lo studio delle cerchia urbane, Lucca.


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