Negli ultimi anni, la conservazione della biodiversità è stato oggetto di un
serrato dibattito sviluppato in ampi settori della società e alimentato da importanti
conferenze internazionali; una per tutte, la Conferenza sull'Ambiente e lo Sviluppo tenutasi
a Rio de Janeiro nel 1992, i cui esiti sono stati riecheggiati dai mezzi di comunicazione
spesso con ricchezza di particolari. Tra i motivi di interesse suscitati da queste tematiche
vanno citati gli effetti che la biodiversità, e la sua riduzione, ha sulla qualità
di vita dell'uomo; l'importanza didattico-scientifica dello studio in termini qualitativi e
quantitativi dei suoi componenti; gli impegni assunti dai governi firmatari a prendere serie
misure per la sua conservazione.
Solo per la Convenzione sulla biodiversità, presentata nella già citata
Conferenza di Rio de Janeiro del 1992, sono ben 164 i paesi firmatari, tra cui l'Italia:
una cifra che evidenzia la dimensione planetaria del problema e la necessità di
porre in essere misure coordinate. Queste considerazioni valgono anche per le altre importanti
Convenzioni in materia, quali la CITES (Convenzione sul Commercio Internazionale per le Specie
Minacciate della Fauna e della Flora Selvatica, in vigore dal 01/07/1975).
L'impegno dei ricercatori di ambito botanico e non, si è concentrato sulla produzione
di "Liste Rosse" di cui esistono redazioni a livello mondiale, nazionale e regionale. Le Liste
Rosse si propongono di stimolare azioni concrete come l'istituzione di aree protette, la
riproduzione e propagazione controllata delle specie e la loro successiva reintroduzione in
habitat naturali, oltre al controllo delle fonti di inquinamento e alle restrizioni per la
loro raccolta.
Nel 1997 la I.U.C.N. (Unione Mondiale
per la Conservazione) ha pubblicato la Lista Rossa delle Piante Minacciate, che riunisce
tutte le entità vegetali considerate Rare, Minacciate, Vulnerabili o Estinte a
livello mondiale.
In questa lista, 364 delle 650 specie di conifere conosciute
sono elencate come rare o minacciate;
molte specie, specialmente quelle che si trovano in piccole popolazioni locali, sono sensibili
a disturbi quali ad esempio la deforestazione per scopi agricoli, fenomeni naturali quali gli
incendi o le esondazioni o i cambiamenti climatici indotti dall'uomo ed allo sfruttamento come
l'estrazione su vasta scala per legname o carburante, o l'estrazione selettiva per l'industria
chimica. Inoltre, è già in atto la contaminazione genetica delle specie rare
attraverso la loro impollinazione con pollini di specie commerciali non indigene.