Maggio 2001
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M'ama, non m'ama... sfogliando una margherita.
(Gianni Bedini) |
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Per gli innamorati che desiderano sapere se il loro sentimento è
ricambiato
dalla persona amata, esiste un sistema semplice per sciogliere il dubbio:
basta sfogliare
i "petali" di una comune margherita dei prati. M'ama, e via un "petalo"; non
m'ama, e via
un altro, fino all'ultimo "petalo", che sancisce il verdetto finale.
Un "fiore" che decide il destino di un amore: ma sarà vero? Chissà. Dal punto di vista botanico, la verità è che la margherita dei prati non è un fiore. Se la guardiamo bene bene, in effetti somiglia proprio a un mazzolino di minuscoli fiori. |
Margherita dei prati (Bellis perennis) |
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Per cogliere questa analogia, conviene guardare una parente della
margherita dei prati, con fiori più grandi, come l'
Euryops pectinatus, una margheritona gialla spontanea in Sudafrica ma
molto popolare anche nei giardini italiani, dove fiorisce in aprile-maggio.
Al centro del "fiore", si nota una specie di bottone. Guardiamolo meglio, con l'aiuto di una lente di ingrandimento: il bottone sembra un mazzolino di fiori, alcuni ancora chiusi (quelli al centro), altri aperti (quelli esterni), appoggiati sui "petali" gialli disposti a raggiera intorno al bottone. Un "fiore" fatto di fiori? Proprio così! I raggruppamenti di fiori si chiamano infiorescenze; per la precisione, queste sono infiorescenze a capolino. |
Euryops pectinatus |
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Per vedere altri dettagli, proviamo a
sezionare il capolino in senso longitudinale, con una lametta da barba o
altra lama affilata, e osserviamo la sezione.
I fiori che formano il "bottone", più propriamente detto disco,
sono inseriti su una base convessa verso l'alto, denominata ricettacolo.
I fiori non hanno picciolo, e pertanto sono inseriti direttamente sul ricettacolo. In questa sezione, si può notare che i fiori sono disposti uno accanto all'altro, con pochissimo spazio libero attorno a ciascun fiore. Il capolino della margherita |
Euryops pectinatus, sezione del capolino |
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I singoli fiori, che si possono isolare tirandoli via dalla base,
ricordano nella forma
una trombetta: se si osservano bene, si può distinguere: una base,
separata dalla parte
superiore mediante una lieve strozzatura; dei peli, innestati all'altezza
della strozzatura;
un corpo tubolare, che all'estremità superiore
si apre con cinque dentelli, lasciando sporgere
un filamento a forma di Y.
In termini tecnici, la base è l'ovario, cioè la struttura che racchiude l'apparato riproduttore femminile; i peli rappresentano il calice; il corpo tubolare è la corolla, i cui petali sono saldati insieme per la maggior parte della loro lunghezza e formano un tubo, dilatato all'estremità superiore dove i petali sono liberi e creano i dentelli; il filamento a forma di Y è l'estremità dello stilo, che porta lo stigma (i bracci della Y). Non si nota nell'immagine l'apparato riproduttore maschile, i cui elementi sono inclusi nel tubo della corolla. Le stesse osservazioni valgono anche per i fiori del disco della margherita, Insomma, un fiore completo ma in miniatura, che in riferimento a dimensione e forma viene detto flosculo tubuloso, cioè piccolo fiore a forma di tubo. |
Euryops pectinatus,fiori del disco |
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E i cosiddetti "petali"? Veri fiori anche quelli? Sì. Guardiamo le
immagini:
anche in questo caso si trovano gli stessi elementi dei flosculi tubulosi:
ovario, calice formato da peli, corolla dalla quale sporge lo stilo sormontato
dai due bracci dello stigma. La corolla è vistosamente diversa: la
parte
tubolare è ridottissima, e i petali sono saldati ben oltre questa, ma
in modo asimmetrico, a formare una linguetta tanto grande da
condizionare la fisionomia del fiore.
E' proprio questa linguetta - formata dunque dalla fusione asimmetrica dei petali - che dà all'intero fiore l'aspetto di petalo e il nome di fiore "ligulato" (dal latino ligula= piccola lingua). Fiori tubulosi e fiori ligulati sono collocati sul ricettacolo secondo una precisa disposizione: al centro i fiori tubulosi, sulla periferia quelli ligulati. La stessa struttura si osserva nella margherita dei prati, e in tante altre piante - camomilla, calendula, girasole, tagete, rudbeckia - che appartengono alla famiglia delle Compositae:i botanici la definiscono infiorescenza a capolino, ossia insieme di fiori sessili raggruppati su un asse ingrossato.
Nell'ambito di questa famiglia, che con circa 1000 generi e 20000 specie
è la più grande delle
angiosperme,
si osservano tipi diversi di capolino; le differenze riguardano - tra l'altro
-
forma del ricettacolo, tipo di fiori o anche il loro numero: ad esempio, i
capolini di millefoglio (Achillea millefolium)
hanno cinque fiori del raggio.
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Euryops pectinatus,fiori del raggio
margherita, fiori del raggio |
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Riferimenti
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