N. 16 - 15 giugno 2002
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I cavoli e la loro bisnonna
(Marina Clauser) |
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Quanti cavoli mangiamo e coltiviamo?
Certamente ne conosciamo diversi
e li utilizziamo in vario modo: la
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Broccoli |
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| Non dimentichiamoci poi dei cavoli ornamentali, dalla colorazione vivace così varia, dal viola al bianco, che vengono utilizzati per abbellire le aiuole fiorite durante il periodo invernale. Tutte le varietà coltivate di cavolo che conosciamo e utilizziamo oggi, così diverse una dall altra, sono a ciclo annuale e sono tutte parzialmente o completamente interfertili. Esse derivano da una "bisnonna", Brassica oleracea L. ssp. oleracea (Brassicaceae), che rappresenta lantica progenitrice selvatica: si tratta di unerba suffruticosa perenne diffusa sulle coste atlantiche di Spagna, Francia, Helgoland e Inghilterra e che vive generalmente su scogliere calcareee che si affacciano sul mare, su pendici erbose scoscese in posizioni riparate dal pascolo, spesso fra gli arbusti. |
Habitat del cavolo selvatico |
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Il cavolo selvatico presenta una certa variabilità
allinterno delle popolazioni naturali, soprattutto per
quello che riguarda la ramificazione del fusto, la presenza di
infiorescenze laterali, lampiezza e la rugosità
delle foglie. Sfruttando la variabilità naturale e
utilizzando eventuali
mutazioni genetiche, luomo ha
selezionato alcuni caratteri della pianta spontanea esaltando
larricciamento o la bollosità delle foglie, la
riduzione del ciclo vitale, la formazione di foglie in teste
dense, lingrossamento delle gemme. Scegliendo di volta
in volta le piante migliori da mettere in coltivazione, quelle
cioè che più rispondevano ai requisiti desiderati,
luomo ha trasformato lantica "bisnonna"
in numerose varietà moderne.
Il processo che porta alla creazione di forme coltivate partendo da una progenitrice selvatica va sotto il nome di "domesticazione" ed avviene nel corso di millenni attraverso graduali cambiamenti. I cavoli utilizzati nellantichità erano quindi probabilmente anche molto diversi da quelli che oggi compaiono sui nostri mercati. I Greci utilizzavano ad esempio il "cavolo nero cresputo" e i Romani ne conoscevano ancora di più: Teofrasto parla di tre tipi di cavolo coltivato, Plinio di sei. |
Selezione dei caratteri delle varietà moderne |
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Nel Medioevo si svilupparono i cavoli cappucci rossi e bianchi,
nel 1600 fu creata la verza in Italia, nel 1700 i cavolini di
Bruxelles in Belgio. I broccoli si sono formati probabilmente
per ibridazione con unaltra "bisnonna", Brassica
cretica Lam., diffusa nella Regione Mediterranea orientale.
Nel corso dei secoli aumenta considerevolmente la possibilità di scegliere fra tanti ortaggi diversi: nel XIX secolo De Candolle parla di più di 30 varietà di cavolo e in un catalogo dello Stabilimento Botanico Dammann & Co. di Napoli, relativo agli anni 1898-1899, sono elencate 9 tipi di cavolfiore, 9 di broccoli, 16 di cavolo cappuccio, 7 di verza e altre 14 varietà. A tutta questa ricchezza del passato, oggi corrisponde, in realtà, un impoverimento dei prodotti dato che il mercato ci offre ortaggi sempre più standardizzati, meno variati e, certamente, meno saporiti. E, se in qualche vecchio orto è ancora possibile trovare vecchie razze locali di cavolo che, assieme alle "bisnonne" selvatiche rappresentano una preziosa risorsa per i programmi di miglioramento genetico, è anche piacevole osservare il cavolo nero, forse poco conosciuto per le qualità organolettiche, apprezzato per lo meno per le proprietà ornamentali in Francia. |
aiuola ornamentale con cavolo nero |
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Riferimenti bibliografici
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