Giugno 2001
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Prima e dopo la Storia: la vegetazione della Padania
(Manuele Bondì) |
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In una caverna sotto terra viveva uno hobbit.
J.R.R. TOLKIEN, Lo Hobbit |
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| A percorrerla in macchina o in treno, passando prati, coltivazioni di cereali e di ortaggi, attraversando il suo Grande fiume, o uno dei suoi numerosi affluenti, lasciandosi alle spalle un allevamento intensivo di bovini e una grande città industriale, non si direbbe che abbia subìto spesso dei mutamenti: ricorda, infatti, la Pianura padana, una unica, grande regione, placidamente distesa tra gli Appennini, l'Adriatico e le Alpi, dove il tempo scorre come separato, rallentato e la voglia di correre ed organizzare arriva e punta oltre, verso una metropoli od un parco giochi gigantesco. | ||
| A ben guardare, quest'impressione pare confermata dai fatti: una superficie piana, uniforme, sotto la quale scorre una fitta rete idrica di falde freatiche ricche d'acqua, perché contenute in terreni molto porosi. L'assenza di una stagione arida, con precipitazioni medie annue che raggiungono e superano i 1000 mm, divise lungo l'arco dell'anno in modo da assicurare al fiume Po una portata sempre notevole. Una vegetazione arborea a latifoglie decidue, a differenza di quella mediterranea caratterizzata da latifoglie sempreverdi, indica la sua appartenenza alla zona di vegetazione medioeuropea, con una vegetazione potenziale naturale individuabile nel Querco-Carpinetum (associazione vegetale di Quercus robur, la farnia, e Carpinus betulus, il carpino bianco). |
Il Bosco della Fontana a Marmirolo (MN). |
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| Stabilità e persistenza, dunque. Ma di cosa? Della vegetazione potenziale? La troviamo rifugiata in poche oasi "protette": il Bosco della Fontana a Marmirolo (MN), ad esempio, e qualche altro della pianura padana settentrionale; già in quella meridionale non è rimasta lacuna traccia vivente del querceto misto mesofilo con farnia e carpino bianco. Delle antiche foreste che un tempo la ricoprivano e che per un lungo periodo accompagnarono anche l'evolversi della Storia dell'uomo, non rimangono che frammenti piccolissimi, comunque dominati da specie più legate ad ambienti umidi rispetto alle due citate: Fraxinus oxycarpa, il frassino meridionale, Populus alba, il pioppo bianco, e Ulmus minor, l'olmo campestre, che caratterizzano ad esempio il Bosco di S. Agostino, in provincia di Ferrara, o il Bosco di Malalbergo (BO). In alto svettano ancora le Farnie e i Carpini, spesso insieme alle Querce rosse, gli Aceri e i Tigli, tutti spesso alti 30-35 metri. Sono talvolta presenti dei Ciliegi selvatici di grande mole e dei Platani. | ||
| L'azione antropica ha dunque determinato un grave deterioramento forestale; l'originale copertura boschiva è stata profondamente alterata mediante l'introduzione di nuove specie quali il castagno e la robinia, oltre che con il cambiamento di destinazione d'uso di vaste superfici forestali. Ma il cambiamento non è solo così prossimo: se proviamo a risalire, avvalendoci del metodo palinologico dall'epoca recente di diffusione e di predominio del Querco-Carpinetum (che coincide con l'inizio dell'Età del Bronzo, 2500 a.C., fino al nostro MedioEvo) verso il Mesolitico (9000 anni, quando ormai gli effetti dell'ultima glaciazione si sono esauriti, la temperatura aumenta) troviamo l'inizio della grande espansione del querceto misto (querce prevalenti, poi olmo e tiglio) con diffusione progressiva del nocciolo, del castagno, del faggio e più recentemente l'immigrazione del carpino. Nel periodo tardiglaciale immediatamente precedente (15000 anni) assistiamo ad un alternarsi di stadi con boschi a pino-betulla, con larga rappresentanza di querce, con stadi a vegetazione arborea più diradata, ad arbusti pionieri e pini sporadici. |
Veduta aerea del Bosco del Gerbasso lungo il Po. |
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Arrivando e superando i 20000 anni troviamo il periodo di massima espansione della
glaciazione Wurmiana durante il quale la vegetazione della pianura padana
era costituita essenzialmente da una steppa fredda con la presenza dominante di
Artemisia (il genere di Compositae che ancora oggi comprende molte specie
alpine, quali l'A. vulgaris, usata per la fabbricazione del liquore genepì),
e con rari arbusti di ginepro, salici nani e betulle nane. Talvolta la steppa lasciava
il posto alla
tundra.
Prima di portarci ancora più indietro nel tempo ad esaminare il primitivo rivestimento vegetale della Padania, allarghiamo la nostra prospettiva fino a cercare nella narrazione mitologica una fonte di ispirazione per la ricerca scientifica: legato alle vicende climatiche della pianura padana è il mito di Fetonte, giovane dio sprofondato nell’Eridano (antico nome del Po) con il carro del Sole da un fulmine scagliato da Zeus, che poneva così fine alle sue scorribande temerarie di inesperto auriga che aveva portato il Sole troppo vicino alla Terra. "Arsero foreste e montagne; i fiumi e i laghi essiccarono": un periodo interglaciale, insomma, pare quasi di intravedere la teoria di Milankovitch, sui periodi ciclici di maggiore insolazione della superficie terrestre. |
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Il reperimento delle tracce del primitivo popolamento della pianura risulta
problematico in quanto mancano le testimonianze palinostratigrafiche che
documentino le varie fasi del ritiro del mare adriatico dal golfo padano
e del conseguente riempimento alluvionale della depressione (dapprima la Padania
occidentale, Piemonte e Lombardia, poi anche le regioni orientali, durante il
il Pliocene inferiore e medio, da 4 a 2.5 milioni di anni fa). Gli unici giacimenti
rinvenuti indicano la presenza di elementi tropicali-subtropicali (Taxodiaceae
a cui si aggiungono Parrotia, Hamamelis ed altre) frammisti a
Conifere (Pinus) e a latifoglie decidue che forse rappresentano le
radici del futuro popolamento vegetale della Padania (oltre a molte specie di noci
caratteristiche dell'America settentrionale troviamo infatti i
taxa
del Querceto).
Abbiamo percorso all'indietro un lungo periodo di tempo segnato dai mutamenti climatici e vegetazionali della pianura padana. Per fortuna, guardando con speranza al futuro più vicino, sembra che questa incessante tendenza al mutamento non sia prossima a venire meno: il Corpo Forestale dello Stato, tra gli altri Enti interessati alla salvaguardia del patrimonio forestale residuo, si è fatto promotore di una serie di interventi tesi ad asportare la vegetazione infestante e comunque non autoctona di alcune stazioni di Querco-Carpinetum per favorire il rimboschimento con farnia o la rinnovazione naturale del popolamento. Ancora oggi, la pianura si muove. |
Spazi artificiali prodotti all'interno del bosco dallo sradicamento selettivo di querce. |
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Riferimenti bibliografici
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