Giugno 2001
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Sterminatrici o piante? entrambe! sono le piante carnivore
(Ilaria Amore) |
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Aham... e la pianta ha mangiato! Per quanto tempo sarà sazia? Di che dimensioni era la sua preda?
Queste ed altre simili sono le domande poste da molti quando per la prima volta sentono parlare di
piante carnivore.
Taluni, complici certi fumetti o spot televisivi poco rispettosi del vero, pensano che queste piante
siano enormi, con bocche armate di denti smisurati e capaci di inghiottire un bambino in un boccone!
In realtà, le loro dimensioni sono ridotte e le loro prede non sono altro che insetti o altri
piccoli invertebrati: delusi? Nooo, quando avrete finito di leggere questo articolo sarete ancora
più affascinati da questo gioco della Natura e dalla sua straordinaria inventiva.
Le piante carnivore si dividono in circa 600 specie, distribuite su gran parte del pianeta: dalle calde e umide foreste tropicali all'alta montagna, alta tanto da essere lasciata libera dagli alberi di alto fusto. Perché carnivore? Perché integrano la loro "dieta" (costituita da acqua, sali minerali e sostanze organiche assorbite tramite le radici) con animali, catturati e digeriti tramite speciali foglie modificate. I luoghi in cui queste piante vivono (torbiere acide, paludi, rocce nude, tronchi di altre piante, ambienti sommersi), sono poveri di sostanze azotate, che le piante carnivore possono procurarsi digerendo le prede. Le sostanze azotate sono indispensabili per la crescita, perciò la possibilità di procurarsele anche in ambienti dove esse scarseggiano costituisce un grande vantaggio per le piante carnivore, che possono sfruttare un ambiente dove altre specie non riescono a vivere. Le piante carnivore hanno escogitato diversi sistemi per la cattura delle prede, e le differenze morfologiche dell'organo di cattura (la "trappola") consentono il riconoscimento dei generi e delle specie. Le trappole possono essere raggruppate nelle categorie seguenti:
TRAPPOLA A TAGLIOLA
il termine tagliola deriva dal fatto che le foglie sono modificate in modo da creare un
meccanismo che si chiude a scatto quando viene sollecitato da un animaletto. La foglia
si richiude sul malcapitato intrappolandolo e soffocandolo. La preda viene poi digerita
grazie alla secrezione di
enzimi
digestivi dentro la tagliola stessa.
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Dionaea muscipula
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TRAPPOLA A CARTA MOSCHICIDA
Molte specie hanno adottato questo meccanismo di cattura, che consiste nella secrezione di una
sostanza vischiosa sulla pagina superiore di speciali foglie modificate. Gli insetti che vi si
posano rimangono intrappolati come su una striscia di carta moschicida.
Il vischio è percepibile passando un dito sulle foglie. Di solito, sono visibili a occhio nudo le ghiandole che secernono la sostanza vischiosa. Esse hanno la forma di un sottile filamento sporgente dalla pagina superiore della foglia; alla loro estremità si trovano delle goccioline traslucide contenenti le sostanze che servono ad intrappolare e digerire le prede. Le foglie di questo tipo sono di norma mobili e nel giro di qualche ora si ripiegano sulla preda, per facilitarne la digestione. Questo tipo di trappola, a ghiandole visibili, è adottato dai seguenti generi: Drosera, che annovera numerose specie distribuite su tutto il pianeta ed in molti ambienti. In Italia è presente con le specie D. rotundifolia, D. anglicae D. intermedia. |
Drosera burmannii
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Drosophyllum: questo genere comprende solo la specie D. lusitanicum,
distribuita in Spagna, Portogallo e Marocco, molto simile ad una Drosera, con fusto lignificato.
Byblis: genere con poche specie rare, tipico di Australia e Nuova Zelanda. Roridula: genere quasi estinto, che annovera solo due specie rarissime, presenti in Sud Africa.
Il genere Pinguicula, invece, possiede trappole con ghiandole invisibili. Le foglie
sono ricoperte da moltissime ghiandole microscopiche, la cui secrezione si stende sulla superficie
della foglia come un velo.
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Pinguicula alpina
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TRAPPOLA AD ASCIDIO
L'ascidio è una foglia modificata, che si ripiega in modo da formare una specie di bicchiere con coperchio. Al fondo dell'ascidio si accumula un liquido che attrae gli insetti, i quali finiscono per cadervi dentro: pessima idea, dato che nel liquido sono contenuti enzimi digestivi che decompongono i corpi dei malcapitati. Alcuni dei generi che hanno adottato questo sistema sono: Nepenthes:abbiamo già parlato di questo genere nell'articolo "...ma Tarzan lo fa... storia delle liane". Nelle specie appartenenti a questo genere, l'ascidio si forma all'estremità della foglia: le piante sembrano quindi avere foglie normali con "bicchieri" pendenti dalla punta di esse. Vi sono specie che raggiungono dimensioni di alcuni metri, con ascidi della capacità di 1-2 litri. |
Nepenthes bellii
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Cephalotus:è presente con un'unica specie australiana: C. follicularis.
Essa ha due distinti tipi di foglie: uno
laminare, che è una foglia normale, l'altro
Sarracenia e Darlingtonia: in questi generi, l'intera foglia è ripiegata in forma di cono, con vertice rivolto a terra. Gli insetti sono attirati all'interno del cono e cadono sul fondo, dove si trova un accumulo di liquido digestivo: qui muoiono e sono lentamente assimilati. Alcune sarracenie superano il metro di altezza e formano colonie con centinaia di ascidi. |
Sarracenia alata
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Il genere Darlingtoniacomprende solo la specie D. californica,
detta anche "pianta cobra" per la forma particolare dei suoi
Heliamphora: altro genere in cui tutte le foglie sono trasformate in
ALTRE TRAPPOLE
Le specie afferenti al genere Utricularia sono piante di varia forma -
alcune ricordano piccoli cuscinetti di muschi, altre hanno grandi foglie pennate - che colonizzano
ambienti terrestri e acquatici
Le utricolarie hanno trappole sotterranee o subacquee costituite da piccole
(1-2 mm) vesciche sottovuoto che si aprono brevemente quando un insetto li sfiora,
per poi richiudersi inglobando l'insetto con un'azione di risucchio.
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vesciche di utricolaria
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Aldrovanda vesiculosa assomiglia ad una Dionaea, ma è acquatica.
Possiede piccolissime trappole che funzionano a scatto. Un tempo comune in tutta Europa,
oggi si ritiene ormai scomparsa dagli ambienti dove era conosciuta, a causa dell'inquinamento.
Altri generi di piante carnivore, tra cui Genlisea e Ibicella, sono rarissimi e poco conosciuti. Terminata questa panoramica sulle trappole delle piante carnivore non vi rimane altro che decidere se prenderne una da coltivare, alcune (Nepenthes) richiedono una certa esperienza, ma non è così per tutte. L'importante è comunque documentarsi sulle loro "preferenze" che in line adi massima sono: acqua, torba e sole. | ||
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Riferimenti bibliografici: |