N. 17 - 21 luglio 2002
|
Vetiver, tra cosmetica ed ingegneria naturalistica
(Ilaria Amore) |
||
|
I nostri assidui lettori se la ricorderanno dallarticolo dellottobre 2001
"
Botanica di primo mattino", altri lavranno sentita nominare
in qualche spot pubblicitario alla televisione o ne avranno letto il nome
sulletichetta di un balsamo o di un deodorante.
Il vetiver, scientificamente Vetiveria zizanioides (L.) Nash (sinonimi: Anatherum zizanioides (L.) A.S. Hitchc. & Chase; Phalaris zizanioides L.) è talmente entrato nel nostro quotidiano che anche un alieno, quale il Console Onorario di Itkukti, quarto pianeta di Aragan, lo conosce e lo associa al popolo dei terrestri: "... io sono alieno... e sul vostro pianeta tutto acqua di rose e vetiver, voi (sì, in fondo anche tu) quelli come me li trattate come spazzatura" (tratto dalla mailbox di http://www.delos.fantascienza.com/delos28/feedback.html).
Ma cosè il vetiver?
È una pianta erbacea perenne della famiglia delle Gramineae,
originaria dellIndia settentrionale, dove è diffusa spontaneamente
nelle pianure della fascia tropicale e subtropicale.
La peculiarità di questa specie è lapparato radicale, costituito
da una grande massa di radici fibrose e resistenti, che si accrescono verticalmente
fino a profondità elevate - anche 5 m - senza svilupparsi lateralmente, così
da non creare competizione con la vegetazione circostante.
|
Pianta di vetiver
Apparato radicale di vetiver |
|
|
Il vetiver ha aspetto
cespitoso, determinato da un germoglio principale e da numerosi germogli laterali.
Ha portamento eretto ed è molto resistente all
allettamento, tanto da raggiungere i 2-3 metri di altezza (ricordiamo che è
una pianta erbacea). La pianta si accresce sia per
accestimento, sia tramite emissione di brevi
rizomi ricurvi, dai quali si originano i germogli. Il cespo, se
interrato, è in grado di emettere
radici avventizie dai
nodi superiori, formando una nuova corona di foglie più superficiale.
la cosmetica sfrutta gli oli essenziali che si ottengono
dalle radici per distillazione in corrente
di vapore. Con questo metodo, le radici sono poste in
caldaie riscaldate fino a ebollizione, oppure esposte a un flusso di vapore,
al quale cedono gli oli essenziali che, dopo refrigerazione,
si condensano in gocce che possono essere raccolte. Gli
oli essenziali sono gradevolmente profumati e possono essere
usati in una ampia gamma di
Lingegneria naturalistica fa buon uso delle sue resistenti radici, che si sviluppano in profondità fino a circa 5 metri e che possono fungere da barriera, consolidare terreni franosi e incoerenti - a lato di strade e autostrade, lungo gli argini dei fiumi e dei torrenti - e garantire una buona efficienza come sistema fitodepuratore, data la resistenza agli agenti inquinanti ed la notevole superficie di assorbimento. |
Consolidamento di un argine |
|
|
L'impiego di vetiver come barriera naturale è noto da decenni nei paesi asiatici,
soggetti a violenti acquazzoni specialmente nelle stagioni monsoniche, quando in tre giorni
le precipitazioni possono raggiungere i 900 mm. In queste situazioni, il suolo è
sottoposto ad una fortissima
erosione e il rischio di frane è altissimo, con gravi danni per le comunità locali
a partire dagli agricoltori, che vedono asportato il fertile strato superficiale; a
ciò si aggiunge il
dilavamento dei fertilizzanti, con negative ripercussioni ambientali ed economiche.
In India, Bangladesh, Malesia, Tailandia e molti Paesi africani, dove la tecnologia del vetiver è usata ormai da molti anni, questa grande erba ha dimostrato la sua validità e la convenienza economica. |
Coltivazione di vetiver |
|
| In Europa tale tecnica era fino a poco tempo fa ignota. Ristrutturazione e salvaguardia ambientale; produzione di essenze di pregio per l'industria cosmetica: sono queste le carte con cui si presenta in Europa questa interessante pianta. | ||
Riferimenti bibliografici
|
||