Luglio/Agosto 2001
Profumo di vaniglia
(Vittoria Cristina Bertolini)
L'intrigante bellezza delle orchidee era già conosciuta e apprezzata nell'antica Grecia. Una leggenda narra che ad un giovane dal nome Orchide erano spuntati, all'inizio dell'adolescenza, due seni opulenti. Man mano che cresceva, il suo corpo diventava sinuoso e morbido. Al contempo, però, presentava caratteristiche sia maschili che femminili.
Orchide soffriva molto questa sua ambiguità. Il conflitto che lo tormentava si rifletteva anche nel suo carattere, a volte timido e schivo, altre aggressivo e lussurioso come quello del dio Pan. Un giorno, disperato, si gettò da una rupe sfracellandosi su un prato, dove dal suo sangue spuntarono tanti fiori diversi l'uno dall'altro, ma simili nella loro sensualità. Per tale motivo gli efebi ateniesi cantavano lodi agli dei con la fronte incoronata di orchidee.

L'uomo moderno ha perso un po' il contatto con la natura che lo circonda, per cui è ovvio che le orchidee più conosciute siano quelle che ritroviamo dai fiorai, tutte provenienti da zone del pianeta con clima caldo umido.
Eppure, anche se poco appariscenti, esistono orchidee spontanee in tutta Europa. Solo in Italia sono state calcolate circa 150 specie, raggruppate in 31 generi. Gli studiosi ritengono che il numero delle specie di orchidee del pianeta si aggiri intorno a 25.000.

La vaniglia (Vanillia planifolia) appartiene ad un gruppo di orchidee originarie delle Indie Occidentali. Il suo frutto (un bastoncino bruno molto profumato) ha assunto un ruolo importante per molte popolazioni delle aree tropicali, perchˇ viene venduto per aromatizzare dolci e gelati. La vaniglia è una pianta lianosa, dotata di radici avventizie, ha foglie carnose e un fiore che non è né profumato né appariscente, di colore giallo/verde, simile alla tonalità delle foglie.

Le orchidee italiane sono esclusivamente terrestri, al contrario delle specie tropicali, in gran maggioranza epifite. Pur non essendo molto vistose, esse possono diffondere odori particolari: ad esempio alcune specie del genere Nigritella, tipiche di un habitat montano, profumano di cioccolata; Barlia robertiana, specie strettamente mediterranea, bella da vedere e da annusare, evoca la "sensazione di pulito". Si parla di un' "orchidea odorosa" (non meglio identificata) anche nell'antichità.


Nigritella corneliana


Barlia robertiana
Le orchidee spontanee non sempre hanno odore piacevole. In Provenza, ad esempio, in primavera è relativamente facile imbattersi in esemplari di Himantoglossum hircinum che, sotto il sole, sprigionano un tremendo fetore (ircino!) avvertibile anche da notevole distanza. Le più diffuse orchidee del genere Ophrys emanano invece odori simili a feromoni di alcuni imenotteri (per il nostro olfatto, l'odore è molto simile a quello di una cimice schiacciata!) ed hanno un labello che ricorda la forma e la pelosità dell'addome della femmina. L'attrazione che queste piante esercitano sui maschi ha dell'incredibile: essi vengono attratti dal particolare labello, convesso e peloso dell'orchidea, e, una volta sopra, vi praticano una pseudocopula. Grazie ai movimenti dell'insetto pronubo le masse polliniche dell'orchidea aderiscono fortemente al capo o all'addome, e vengono poi trasportate lontano, sullo stimma di un altro fiore, effettuando, in questo modo, l'impollinazione. Le Ophrys sono così ben specializzate che l'insetto maschio, posto contemporaneamente di fronte alla femmina e all'orchidea che ne imita le sembianze, preferisce di gran lunga quest'ultima, restando inebriato dall'odore e dall'aspetto di una tale "super femmina".
Ophrys tyrrhena
Tra i diversi tipi di fiori spontanei come si può riconoscere un'orchidea? Probabilmente ne avrete viste molte, senza magari rendervene conto; ma per distinguere un'orchidea da un altro fiore, almeno all'inizio, bisogna armarsi di lente di ingrandimento, pazienza e voglia di conoscere.

I fiori delle orchidee europee sono più piccoli delle varietà commerciali. Di conseguenza, per farsi notare dagli insetti, si riuniscono in infiorescenze che ne aumentano la visibilità. Solo eccezionalmente i fiori sono isolati (Cypripedium).

Il fiore è ermafrodita con simmetria bilaterale (zigomorfo), ed è composto da tre sepali (o tepali esterni), due laterali e uno mediano; da due petali (o tepali interni); e da un labello, la parte più vistosa, destinata ad attirare gli insetti. L'aspetto del labello è una delle principali caratteristiche da analizzare per il riconoscimento di un'orchidea, in quanto si è trasformato nelle più svariate forme per richiamare gli impollinatori.
La parte posteriore del labello, per alcune specie (ad es. del genere Dactylorhyza), si prolunga in un canale a fondo cieco con funzione di nettario, detto sprone. L'apparato riproduttore è chiamato ginostemio ed è costituito da organi maschili e femminili saldati in un'unica struttura, collocata sopra il labello. Questa è una caratteristica esclusiva della famiglia delle Orchidaceae ed è quindi importantissima per la loro identificazione.


Schema del fiore
Le orchidee presentano semi piccoli e leggeri perché privi di endosperma, cioè del nutrimento necessario per germinare. Lunghi circa 0,5 mm e pesanti circa 10 microgrammi, si affidano al vento per essere trasportati lontano dalla pianta "madre". Tuttavia i semi hanno bisogno, per germinare, di una simbiosi con funghi microscopici del genere Rhizoctonia. Tra i due organismi si attua un "patto di non belligeranza" che permette la sopravvivenza di entrambi. Il successo di questa simbiosi è basato sull'equilibrio che i due organismi viventi riescono a stabilire. Questo processo è lungo e delicato, poiché dalla nascita di un nuovo individuo alla prima fioritura passano da 5 a 10 anni. Le orchidee compensano l'assenza di endosperma nel seme con un'elevatissima produzione, dato che una pianta in genere produce migliaia di semi leggerissimi, dispersi dal vento anche a notevole distanza. Nel 1862 Darwin calcolava che una pianta di Dactylorhiza avrebbe potuto produrre abbastanza semi da coprire, con la sua discendenza, tutta la superficie terrestre in sole tre generazioni (naturalmente se tutti avessero germinato e le piante fossero state vitali!).

Tutte le orchidee sono protette, ne è vietata la raccolta degli steli fiorali e dell'apparato radicale. Si tratta di entità molto delicate poiché è sufficiente un piccolo turbamento del terreno (come l'uso di diserbanti), l'incontrollata diffusione di animali che si nutrono delle radici (come gli istrici e i cinghiali) o interventi sul territorio (come costruzione di piste da sci) per distruggere completamente un florido habitat, il quale per molti anni o addirittura per sempre non ospiterà più nessun tipo di orchidea. Per quanto detto dovremo proteggere non tanto le singole specie in via di estinzione, ma soprattutto gli habitat che ancora permettono loro di vivere. Dal 1994 esiste in Italia un'associazione nata per divulgare la conoscenza delle orchidee e per la protezione delle stesse. Si tratta del G.I.R.O.S. (Gruppo Italiano Ricerca Orchidee Spontanee) che ha soci in tutta la penisola e non solo. Chi fosse interessato può visitare il sito http://astrpi.difi.unipi.it/ORCHIDS


Riferimenti bibliografici:
  • AA.VV., 1984 - Dizionario di Botanica. Rizzoli Editore
  • Cattabiani A., 1996 - Florario. Miti, leggende e simboli di fiori e piante. Oscar Saggi Mondadori
  • Delforge P., 1994 - Guide des orchidèes d'Europe d'Afrique du nord et du proche-orient. Delachaux et Niestlé
  • Del Prete C., Tichy H., Tosi G., 1993 - Le orchidee spontanee della maremma grossetana. PRO.GA.MS Italia
  • Perazza G., 1992 - Orchidee spontanee in Trentino Alto Adige. Manfrini Editori.


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