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esotiche

piante introdotte dall' uomo in zone non comprese nel loro areale naturale, come il pitosforo (Pittosporum tobira Aiton), arbusto sempreverde di origine asiatica ora diffusissimo come pianta ornamentale nei giardini delle zone costiere. Le esotiche introdotte intenzionalmente per scopi economici, ornamentali, ecc., come il suddetto pitosforo o il geranio (Pelargonium zonale Aiton), notissima pianta ornamentale di origine africana, sono dette coltivate. Si distinguono in due gruppi:
  1. non spontaneizzate, se non sfuggono alla coltura: ne sono esempio l'asiatico riso (Oryza sativa) L. e il mediorientale cedro del Libano (Cedrus libani) L., che vivono solamente dove vengono coltivati.
  2. spontaneizzate, se sfuggono alla coltura e si stabiliscono in un territorio dove persistono con mezzi riproduttivi propri, come la cosiddetta uva turca (Phytolacca americana), in realtà un'erbacea perenne americana, introdotta in coltivazione a scopo ornamentale, ma ormai comune anche ai margini dei boschi.

L'ingresso di piante esotiche, tuttavia, può avvenire in modo accidentale, ad esempio con una partita di semi di grano contaminati da semi di specie infestanti. In questo caso si parla di esotiche avventizie, che si distinguono in due gruppi:

  1. naturalizzate, cioè di presenza costante in territorio dove si riproducono con mezzi propri, come il nordamericano Amaranthus retroflexus L., comunissimo in tutto il territorio come infestante nelle colture estive e come colonizzatore di ruderi e macerie;
  2. casuali, se la loro presenza in un territorio è temporanea, come il sudamericano lepidio di Buenos Aires (Lepidium bonariense L.), osservato nel 1949 a Roma ed in seguito scomparso.