N. 19 - 5 febbraio 2003
Le stagioni delle foglie
(Maria Ansaldi)
"Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie ..."

Le celebri parole di Giuseppe Ungaretti aprono il campo a profonde considerazioni di tipo esistenziale. Myristica, invece, parla di Botanica. E allora occupiamoci delle foglie: d’autunno, sugli alberi, stanno lì lì per essere portate via da un soffio di vento.

La foglia è il laboratorio fondamentale della pianta. Qui vengono elaborate le sostanze nutritizie necessarie per la vita, grazie ad un importante pigmento: la clorofilla. Attraverso la foglia si svolgono gli scambi di gas e di acqua. Queste attività risentono in modo determinante delle condizioni climatiche.

Nelle nostre regioni, a clima temperato o temperato freddo, sono infatti molto diffuse le caducifoglie (= piante a foglie caduche); basta pensare a molti degli alberi che formano i boschi vicini a noi. Faggi, aceri, castagni e larici che d’estate ci ombreggiano con rigogliose chiome verdi, in seguito mostrano i caldi colori autunnali, che preludono alla caduta delle foglie.


Un paesaggio montano nei tipici colori autunnali.
Questo fenomeno - denominato defogliazione o corismo - rappresenta una totale riduzione della superficie traspirante e consente alla pianta di trascorrere i periodi freddi (o quelli molto secchi). Ciò è vantaggioso nelle zone temperate, dove le stagioni sono marcatamente differenziate, con una notevole escursione termica tra estate e autunno e inverni freddi, con temperature minime sotto lo zero, che possono danneggiare i tessuti fogliari. In risposta a queste condizioni, in autunno le caducifoglie entrano in riposo, sospendendo ogni tipo di attività e spogliandosi completamente della loro chioma.
L'inverno ha spogliato il castagno della sua chioma.
In Italia ed in altri Paesi d’Europa sono piuttosto diffuse anche molte specie sempreverdi, tipiche delle regioni temperate calde e subtropicali: ne sono esempi le magnolie, l’alloro, le palme, gli agrumi. Anche le piante mediterranee, molto diffuse lungo le coste italiane, vivono in condizioni climatiche che si possono definire subtropicali. Il clima si differenzia in quattro stagioni, ma l’escursione termica annuale non è molto rilevante; l’inverno è mite e l’estate è calda e arida.

Le piante mediterranee sono sempreverdi, ma devono fare fronte ad una bassa disponibilità idrica estiva, e difendersi dalla eccessiva traspirazione: per questi motivi le loro foglie sono piccole e tipicamente rigide, per la presenza di tessuti ad alta resistenza meccanica, detti "sclerenchimi". Inoltre, la loro epidermide è ben impermeabilizzata grazie al rivestimento di materiali quali cutine e cere, che trattengono l'acqua all'interno e riflettono buona parte della luce incidente. E' alla elevata riflessione della luce che si deve la caratteristica lucentezza delle foglie di molte mediterranee.

Il leccio (Quercus ilex L.), il mirto (Myrtus communis L.), il corbezzolo (Arbutus unedo L.), la fillirea (Phyllirea latifolia L.), il legnopuzzo (Rhamnus alaternus L.) sono piante mediterranee che, per le caratteristiche delle loro foglie, tipicamente piccole, dure e lucide, prendono il nome di "sclerofille sempreverdi".


Marruca.
Nelle foreste pluviali equatoriali il calore e l’umidità sono pressoché costanti; le foglie "lavorano" più o meno nello stesso modo durante tutto l’arco dell’anno, e sono persistenti: queste foreste sono costituite da piante sempreverdi, con foglie a lamina larga.

Nelle zone a clima freddo, nelle regioni ad alta latitudine o nelle parti più elevate delle montagne europee, la stagione favorevole, l’estate, è molto breve e una attività fotosintetica limitata a questo periodo risulterebbe insufficiente alla vita della pianta. Queste regioni molto fredde sono colonizzate da piante sempreverdi che formano una vasta e monotona estensione di conifere: la taiga.

L’adattamento a condizioni di clima rigido è consentito da una "invenzione" vincente: la foglia aghiforme, quella che forma le belle chiome verdi-scure degli abeti bianchi (Abies alba Miller), degli abeti rossi (Picea excelsa (Lam.) Link), dei pini mughi (Pinus mugo Turra), dei pini cembri (Pinus cembra L.), ecc.

Le foglie aghiformi sono adattate sia al freddo sia alla siccità indotta dall’impossibilità di utilizzare l’acqua ghiacciata. Hanno uno spesso rivestimento ceroso esterno e gli stomi sono situati in una profonda infossatura che percorre tutta la lunghezza dell’ago. La linfa di queste piante, inoltre, difficilmente congela.

Le foglie persistenti durano sulla pianta uno, due o tre anni, quindi a rotazione vengono rinnovate. In questo modo la pianta non resta mai priva di chioma: è una sempreverde. Inoltre possono fotosintetizzare anche d’inverno, sia pure con attività meno intensa che in estate; i diversi ritmi stagionali sono testimoniati dalla formazione delle cerchie annuali.

Ma se i climi nel Mondo sono estremamente vari, altrettanto diversificati sono i modi che ha "escogitato" il mondo naturale, attraverso l’evoluzione, di adattarsi ad essi. Ed allora c’è anche una pianta - che possiamo facilmente osservare, poiché è piuttosto diffusa sulle coste mediterranea - per la quale la stagione avversa, quella da trascorrere in riposo vegetativo, è l’estate.

Si tratta dell’euforbia arborea (Euphorbia dendroides L.): i suoi rigogliosi cespugli colonizzano ambienti rupestri ed assolati prossimi al mare.


Euforbia arborea in pieno rigoglio vegetativo.
Di un bel verde nel periodo autunno-invernale, fiorisce precocemente in primavera; all’avvicinarsi dei primi caldi le sue foglie diventano rosse, appassiscono e cadono. Durante l’estate - la calda ed arida estate mediterranea - queste belle piante, private della chioma, mostrano i rami nudi con un aspetto quasi scheletrico. Ma già dalla fine dell’estate rispuntano le foglioline che doneranno nuovamente l’aspetto rigoglioso a questo elegante arbusto.
E' autunno: spuntano le nuove foglioline!

Stare "...come d’autunno sugli alberi le foglie"

... non sempre è un brutto segno!


Riferimenti bibliografici:


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