Febbraio 2002
Dai testi sacri al Carnevale: papiro, carta e cartapesta. I parte
(Ilaria Amore)

Intorno al 3000-3500 a.C., i sacerdoti e i contabili dei faraoni egizi scrivevano su un supporto leggero e duraturo: i rotoli di papiro, fabbricati utilizzando gli steli di questa pianta acquatica (Cyperus papyrus), diffusa nella valle del Nilo, in Palestina ed in Sicilia.

Sullo stesso materiale sono stati redatti i manoscritti rinvenuti nella grotta 7Q del famoso complesso di Qumran, nei pressi del Mar Morto, che alcuni considerano i più antichi testi evangelici, redatti prima della conquista romana di quei territori, avvenuta nel 70 dC.

Per produrre i fogli di papiro, la parte superiore del lungo stelo delle piante veniva tagliata in sottili strisce longitudinali larghe pochi centimetri e lunghe oltre un metro.
Tali strisce erano poi disposte, l'una accanto all'altra, sopra un piano orizzontale, in modo da formare uno strato continuo e il più possibile omogeneo.
Su questo primo strato se ne collocava un altro, con l'accortezza di disporre le strisce in modo trasversale rispetto alle prime. Il reticolo così formato era poi bagnato con acqua e pressato, affinchè le sostanze collanti contenute nelle fibre della pianta facessero aderire i due strati sovrapposti; successivamente veniva fatto asciugare all'aria.

Papiro
Incollando i margini di più fogli di papiro, tagliati tutti nelle stesse dimensioni, si otteneva una striscia continua, che si veniva arrotolava per costituire il volumen o rotolo: in pratica, l'antesignano del nostro libro.

La carta ha un'origine più recente. Secondo alcuni, essa risale al II secolo d.C. e si deve collegare alla fabbricazione dei feltri, in cui i mongoli erano maestri.
Un ministro cinese, Ts'ai Lun, si recava ogni giorno presso uno stagno adibito a lavatoio: lì , meditava ed osservava le donne che lavavano i panni.
Un giorno si accorse che le fibre, staccatesi dai panni logori a causa dello strofinio e della sbattitura esercitati dalle lavandaie, si accumulavano in un'ansa dello stagno e lì si riunivano come un feltro sottilissimo. Ts'ai Lun lo raccolse con delicatezza e lo pose ad essiccare. Nacque così un foglio di una certa consistenza, di colore biancastro ed idoneo per la scrittura. Così il ministro ordinò di sostituire, nella fabbricazione dei feltri, le fibre animali con quelle vegetali.

Il primo materiale adottato da Ts'ai Lun, una volta messo a punto il procedimento di fabbricazione, fu la corteccia del gelso da carta (Broussonetia papyrifera). La parte fibrosa della corteccia era messa a macerare in acqua, risciacquata e successivamente battuta in mortai di pietra fino ad ottenere una pasta uniforme di fibre cellulosiche. Opportunamente diluita con acqua, la pasta era versata sopra la così detta "forma", costituita da una specie di graticcio ottenuto per accostamento di sottilissimi bastoncini di bambù. L'acqua passava attraverso le fenditure del graticcio e le fibre, feltratesi tra loro, restavano in superficie formando un foglio dello spessore desiderato che, staccato dalla forma, era posto ad essiccare all'aria.

Corteccia di gelso da carta
L'impiego della carta come supporto per la scrittura è sicuramente da ricollegare con il tasso di diffusione della cultura; questa nei periodi più antichi, era senza dubbio privilegio di pochi e quindi la domanda di carta per scrivere è stata inizialmente piuttosto ridotta. La carta infatti, ancor prima di essere usata come supporto per la scrittura, è stata impiegata, in Cina, come creare capi di vestiario. Le prime citazioni relative a questo uso risalgono al primo secolo a.C. e sono sempre più frequenti negli anni successivi. Nel periodo 400-900 d.C., i preti taoisti indossavano cappelli di carta, come pure gli scolari ed i poeti.

Con la carta si costruivano aquiloni, lanterne e ventagli; questi ultimi erano prodotti in carta fin dal IV secolo, quando gli imperatori della dinastia Chin vietarono, per questioni economiche, l'uso della seta per la loro preparazione.

Al IX secolo risale probabilmente l'uso della carta moneta: si ritiene infatti che in quel periodo, essendo aumentate le transazioni commerciali, si sia resa necessaria una moneta più leggera di quella moneta metallica, pesante e poco trasportabile.

Lanterne cinesi
La diffusione della carta nel mondo si deve ai musulmani che, nel 751, conquistarono Samarcanda, facendo prigionieri alcuni cinesi fabbricanti di carta, che rivelarono ai conquistatori il segreto della fabbricazione. Proprio Samarcanda divenne il primo grande centro musulmano di produzione della carta, realizzata con un misto di lino a canapa. Per almeno cinque secoli, la diffusione della carta nel mondo occidentale segue di pari passo le conquiste dell'esercito del Profeta.

La carta raggiunge l'Egitto alla fine dell'VIII secolo; fra il X e il XII secolo si diffonde il Africa Settentrionale. Nella valle di Nilo si passa dall'antica utilizzazione del papiro (l'ultimo papiro egiziano noto è del 935) alla produzione di una carta simile a quella di Samarcanda, ma molto più fine. Si realizzeranno lussuose edizioni del Corano. Nel X secolo la Sicilia è già importante centro di commercio della carta (e scompare anche qui l'antica coltivazione del papiro). Nel 1072 Ruggero di Normandia conquista l'isola, e la carta diviene il supporto ufficiale dei documenti dello stato normanno. Nel XIII secolo, grazie a Federico II, Palermo diviene uno dei centri di produzione più importanti in Europa. La carta ha ormai inizato la sua risalita verso l'Italia Settentrionale.




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