Febbraio 2002
C'è legno e legno...
(Gianni Bedini)

Il 28 aprile 1947, nel porto peruviano di Callao, migliaia di persone assistettero al varo di un'imbarcazione alquanto insolita. Battezzata Kon-Tiki, nome di una divinità Inca, era una grande zattera di legno, costruita dal famoso esploratore norvegese Thor Heyerdal, secondo i progetti ancora in uso in Perù all'epoca della conquista spagnola.

Con cinque colleghi, Heyerdal si proponeva di attraversare l'Oceano Pacifico per raggiungere, a bordo di Kon-Tiki, la Polinesia, per provare che le popolazioni di quelle isole potevano avere origine da un antico nucleo di americani giunti dalle coste peruviane nel VI secolo.

Kon-Tiki
Se la spedizione fosse riuscita a raggiungere la destinazione prevista, l'ipotesi sarebbe stata provata. Ma nessuno poteva garantire che la zattera, mossa esclusivamente da una rudimentale velatura, avrebbe sopportato indenne un viaggio di 7.000 km in mare aperto.

A dispetto di tutte le difficoltà, la spedizione fu un successo. Il 7 agosto, dopo 101 giorni di navigazione, la zattera si incagliò nella barriera corallina dell'isola di Raroia, nell'arcipelago delle Tuamotu: la struttura subì qualche danno, ma i membri della spedizione poterono raggiungere la spiaggia illesi.

Alla buona riuscita dell'avventuroso viaggio contribuirono le speciali caratteristiche dei tronchi usati per la costruzione, ricavati da grandi alberi di balsa (Ochroma pyramidale) abbattuti nelle foreste montane dell'Ecuador. Il legno di questa specie, infatti, ha il più basso peso specifico - appena 0,15 g/dm3 - tra i legni di interesse commerciale, che garantisce un ottimo galleggiamento sull'acqua, perfino superiore a quello del sughero.

Sono molte le specie il cui legno ha ottime capacità di galleggiamento, ma non tutte. Se - ad esempio - la zattera fosse stata assemblata con tronchi di Krugiodendron ferreum (una delle molte specie denominate "legno ferro"), essa sarebbe immediatamente colata a picco all'ingresso in acqua: il peso specifico di questo compatto legno è infatti 1,40 g/cm3, molto superiore a quello dell'acqua. Anche alcune specie della flora italiana producono legno cosiddetto pesante, cioè che affonda nell'acqua: tra esse, bosso (Buxus sempervirens), rovere (Quercus sessiliflora) e corniolo (Cornus mas).

La differenza in peso specifico, in questi casi, non dipende da differenze di elementi costituenti, che nelle angiosperme sono sempre vasi, fibre, e cellule del parenchima del legno (vedi Profondamente legno nel numero 11): piuttosto, essa dipende dalla diversa proporzione soprattutto dei vasi e delle fibre, dal loro diametro e dallo spessore delle loro pareti lignificate. In sintesi, la cosa dipende dalla proporzione tra pieni e vuoti (area complessiva occupata dalle pareti e area complessiva occupata dalle cavità) per unità di superficie. Quanto più sono abbondanti le fibre, quanto più spessa è la parete lignificata o minore il diametro delle cellule, tanto più un legno è "pesante"; viceversa, quanto più sono abbondanti i vasi, quanto più sottili sono le pareti lignificate o più ampio il diametro delle cellule, tanto più un legno è "leggero".

Per lo stesso motivo, i legni "pesanti" hanno anche elevata durezza, sulla quale possono tuttavia influire anche particolari deposizioni di sostanze. Nel teak (Tectona grandis), le pareti cellulari sono incrostate di silice, che rende questo legno durissimo.

Mobili di teak
La diversa proporzione degli elementi costituenti influisce anche sulla cosiddetta grana, che ha importanti conseguenze nell'uso e valore economico del legno.

Esternamente visibile come una successione, più o meno regolare, di bande, striature e punteggiature, essa dipende dalla alternanza degli elementi che costituiscono il legno, dalla loro maggiore o minore omogeneità e dal tipo di taglio, che può mettere in risalto il sistema assiale o quello radiale; legni con elementi di piccole dimensioni, con poche irregolarità nella loro struttura, sono considerati a grana fine, come ad esempio l'ebano (Diospyros ebenum) e - nella flora italiana - l'acero (Acer campestre); grazie alla loro omogeneità, questi legni possono essere lavorati finemente - senza scheggiarsi - e lucidati. Per questo sono adatti a rifiniture e a lavori di intarsio. L'ebano, inoltre, è molto resistente all'usura e per questo si usa per produrre le parti di strumenti musicali che ricevono la pressione delle dita, come i tasti del pianoforte o le tastiere di chitarre, violini e altri strumenti a corda.

I pianoforte importanti hanno i tasti di ebano.

I legni a grana grossa trovano altri impieghi: ad esempio il frassino (Fraxinus excelsior) è molto usato per mobili e per attrezzi sportivi, come remi, bastoni da hockey, racchette da tennis e sci.

Una nota a parte merita il legno delle conifere, che differisce da quello delle angiosperme proprio negli elementi costituenti. Privo o quasi di cellule del parenchima, il sistema assiale è composto solo di cellule sottili e affusolate dette tracheidi, cave internamente e interconnesse mediante speciali perforazioni della parete nei punti di contatto. La cavità interna è più piccola di quella delle trachee che si trovano nelle angiosperme, e quindi il trasporto di acqua meno efficace. Inoltre essa si riduce progressivamente nelle tracheidi prodotte in estate, dette fibro-tracheidi, nelle quali la parete cellulare è fortemente ispessita: grazie a questa particolarità, esse possono svolgere anche una funzione di sostegno meccanico, dato che in questo tipo di legno sono assenti le vere e proprie fibre che nelle angiosperme hanno funzione meccanica.

Anche il sistema radiale è semplificato, dato che i raggi midollari sono generalmente composti da un solo strato di cellule, raramente due, quindi più sottili di quelli delle angiosperme.

Da queste caratteristiche costitutive discende una maggior semplicità strutturale del legno delle conifere, che per la relativa omogeneità vien detto omoxilo, mentre il termine eteroxilo designa quello delle angiosperme, più differenziato.

Legno di gimnosperma
La estrema regolarità della grana e la presenza delle lunghe e sottili tracheidi sono caratteristiche fondamentali per la eccellenti prerogative di amplificazione del suono che alcune conifere possiedono: tra tutte, l'abete rosso (Picea excelsa) è il preferito dai liutai per la costruzione delle tavole armoniche di strumenti a corda.

La maggior parte delle conifere, inoltre, contiene quantità più o meno elevate di resina, segregata in appositi canali resiniferi che attraversano tutto il tronco. La diffusa presenza di resina costituisce una impregnazione naturale del legno, in grado di prevenire infezioni di funghi e insetti. Per questo motivo, il legno di molte conifere riesce a resistere a lungo in ambienti umidi senza marcire. In epoca romana, il pino d'Aleppo (Pinus halepensis) veniva usato per costruzioni navali, palafitte e pali di miniera; il cipresso calvo (Taxodium distichum) si può tranquillamente usare per la costruzione di serre; il legno di cedro (Cedrus libani), invece, si usa - in blocchetti o sferette - negli armadi come insetticida.

Da queste variazioni sul tema del legno, l'uomo ha da lungo tempo imparato a trarre vantaggio, scegliendo la specie più adatta alle proprie necessità di utilizzo, che sono molte e ampiamente diverse tra loro. Dai grandi alberi ai piccoli arbusti, sono moltissime le specie che ci offrono la loro collaborazione, in cambio di un modesto compenso: il nostro rispetto.

Viola. Il piano armonico è di abete rosso.

Riferimenti bibliografici



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