Febbraio 2001
Il trasporto dell’acqua nelle piante acquatiche
(Gianni Bedini)

Le piante acquatiche attuali si dividono in due gruppi: sommerse e anfibie. Quelle sommerse, come varie specie dei generi Aponogeton e Cabomba, muoiono rapidamente se esposte all’aria; quelle anfibie riescono invece a sopravvivere — per periodi relativamente lunghi — anche se non sono completamente sommerse. In natura, piante di questo tipo — come Echinodorus e Cryptocoryne — si trovano lungo le rive di fiumi, con la parte inferiore del fusto sommersa e quella superiore emersa durante le fasi di magra e sommersa in quelle di piena.

Le piante sommerse non hanno corrente di traspirazione, cioè il flusso di acqua che, nelle piante terrestri, scorre dal basso verso l’ alto per l’effetto combinato della evaporazione dalla superficie fogliare e della forte coesione delle molecole di acqua. Le foglie sono collegate alle radici dal sistema di conduzione, costituito da vasi che possiamo immaginare come piccoli tubi, che nelle foglie terminano in aperture regolabili, dette stomi. Nelle piante terrestri, l’evaporazione di acqua dagli stomi provoca il risucchio di acqua dai vasi della foglia e da questi, in cascata, a quelli del fusto e della radice. Gli stomi hanno il compito di regolare la evaporazione, riducendone l’entità nel caso in cui le radici non riescano a compensarla con l’assorbimento dal terreno, ad esempio nelle ore più calde del giorno, oppure aumentandola se la disponibilità di acqua nel terreno è elevata. Nella sua risalita dalle radici alle foglie, l’acqua porta in soluzione sali minerali, assorbiti dal terreno e disciolti in forma ionica, e fitormoni, sintetizzati dalle cellule radicali. Queste sostanze raggiungono così gli apici vegetativi, dove i nutrienti vengono usati per la creazione di nuovi tessuti e i fitormoni regolano la crescita, stimolandola o deprimendola in funzione dei parametri ambientali. Il trasporto di questi elementi dalle radici alle foglie è dunque necessario per la crescita delle piante, anche di quelle sommerse, che per questo hanno dovuto avvalersi di un’altra soluzione.

Non potendo sfruttare la corrente di traspirazione, poiché non ci può essere evaporazione in foglie sommerse, queste piante utilizzano la pressione radicale, cioè la pressione idrostatica che si accumula nei vasi del sistema di conduzione della radice, come effetto dell’ attività metabolica che ha luogo nei tessuti circostanti. In questo caso, la radice deve poter contare su un buon apporto di ossigeno per poter sostenere il proprio metabolismo. La carenza di ossigeno, o altri fattori come bassa temperatura o presenza di sostanze tossiche, rallentano il metabolismo cellulare e quindi diminuiscono la pressione radicale e conseguentemente l’apporto di sostanze verso gli apici vegetativi, determinando una diminuzione della velocità di crescita. Ecco perché è importante scegliere un substrato di granulometria adatta, come sabbia grossolana (1-2 mm) o ghiaia fine (2-3 mm), che permetta la circolazione dell’acqua tra gli interstizi. In sabbia più fine l’acqua circola con difficoltà e l’apporto di ossigeno alle radici è ridotto.

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