Dicembre 2001/Gennaio 2002
Profondamente legno
(Gianni Bedini)

Il legno è una risorsa economica importante. E' la principale fonte energetica in molti paesi del terzo mondo. Serve per fare case, barche, strumenti musicali, attrezzi sportivi, attrezzi da lavoro, sculture, pavimentazioni, pali, mobili, calzature... l'elenco degli usi del legno è lunghissimo, e ne testimonia le eccezionali doti di robustezza ed elasticità.

Queste doti, così apprezzate dagli uomini, sono fondamentali per i grandi alberi, i cui tronchi resistono alle intemperie, senza rompersi o piegarsi, per centinaia di anni e anche più.


Pinus aristata
Il legno costituisce la maggior parte del tronco: degli altri costituenti, solo la corteccia (che i botanici distinguono in esterna e interna) è ben visibile alla periferia del tronco. Tra essa e il legno si trovano sottili strati di tessuti poco o punto visibili a occhio nudo. Un altro elemento più o meno visibile è il midollo, un piccolo cilindro localizzato al centro del tronco, residuo del primo anno di vita dell'albero, del diametro di pochi mm. Dunque, il legno è il protagonista incontrastato del tronco, almeno visivamente.

Il legno, però, è tutt'altro che omogeneo. Infatti, esso è costituito da diversi elementi ciascuno specializzato in una precisa funzione nell'ambito della vita della pianta. Se questa diversificazione può apparire sorprendente a chi considera il legno solo sotto il profilo tecnologico, essa in effetti è perfettamente rispondente alle esigenze di alberi e arbusti, anzi rappresenta il risultato di una lunga evoluzione.

Preliminarmente, si può notare come nel legno si trovino gruppi di cellule orientate nel senso della lunghezza del tronco, che costituiscono il sistema assiale o longitudinale, e gruppi di cellule orientate perpendicolarmente alle prime, lungo linee che congiungono punti esterni del tronco con il suo centro; queste cellule costituiscono il sistema radiale.


Schema dei sistemi del legno
I due sistemi, strettamente compaginati, sono prodotti da un sottilissimo strato di cellule disposto attorno al legno, detto cambio, la cui attività stagionale dà luogo alla caratteristica disposizione ad anelli del legno, come vedremo più avanti.

Nel sistema assiale degli alberi più evoluti - quelli di tipo angiospermico - si trovano fibre, vasi e cellule del parenchima del legno.

Le fibre sono cellule affusolate, con pareti fortemente ispessite da strati di una sostanza chiamata lignina. La deposizione di lignina rende la parete cellulare rigida e resistente, adatta a svolgere la funzione di sostegno meccanico; l'ispessimento della parete occlude quasi completamente lo spazio interno, determinando l'arresto del metabolismo cellulare. Le fibre sono perciò cellule morte.

Nel legno vi sono poi cellule cilindriche, anch'esse con pareti incrostate di lignina, ma spazio interno libero: sono le trachee, di solito disposte una sull'altra per formare dei lunghi e sottili tubi detti vasi. I vasi formano il sistema di conduzione, che svolge la funzione di trasporto dell'acqua e sali minerali dalle radici alle foglie, per alimentare la fotosintesi e, più in generale, per sostenere il metabolismo cellulare. La deposizione di lignina non interessa l'intera parete dei vasi, ma è limitata ad anelli sovrapposti (vasi anulati), o a spirali che si avvolgono lungo la parete (vasi spiralati), oppure a una rete che ne circonda la superficie (vasi reticolati).


Vasi spiralati e reticolati
Grazie alla parete sottile ma resistente e alla cavità interna relativamente ampia (alcuni decimi di mm), i vasi riescono a trasportare acqua con grande efficienza: in una betulla adulta, tutto il complesso di vasi conduttori trasporta fino a 400 litri di acqua al giorno, e si badi bene che il trasporto avviene contro la forza di gravità, fino a un'altezza - in questo caso - di una ventina di metri, che diventano molti di più nel caso dei grandi eucalipti australiani, alti più di 100 m! Come le fibre, anche le cellule che costituiscono i vasi sono morte.

Fibre e vasi costituiscono gran parte del sistema assiale, ma ad esso prendono parte anche cellule vive: sono le cellule del parenchima del legno, le cui pareti sono solitamente prive di lignina. Queste cellule sono magazzini di amido e altre sostanze che le piante usano quando la fotosintesi è inattiva: esse svolgono pertanto funzioni di riserva.

Nel sistema radiale si trovano cellule vive, disposte in sottili lamine dirette dal bordo esterno del tronco verso il midollo centrale, parallelamente ai raggi della circonferenza ideale ottenuta per sezione trasversale del tronco stesso. Per questo motivo, alle lamine si dà il nome di raggi midollari. I raggi midollari svolgono funzioni di riserva, e in più collegano tra loro i gruppi di cellule del parenchima del legno che altrimenti rimarrebbero isolate in mezzo alle fibre e ai vasi che, come abbiamo visto, sono cellule ormai morte.


Raggi midollari nel legno di quercia
A volte, i due sistemi - assiale e radiale - sono attraversati da cavità più o meno ampie, dette canali intercellulari. Queste strutture, specialmente se sono ampie, rendono il legno meno pregiato dal punto di vista tecnologico, poiché costituiscono delle irregolarità nella struttura. Tuttavia, il loro contenuto - resine, gomme, mucillaggini, oli, ecc. - può avere interesse economico: basta pensare al caucciù estratto dal tronco dell'albero della gomma (Hevea brasiliensis), alla trementina ottenuta da varie conifere o alla essenza che si ricava dall'albero della canfora (Cinnamomum camphora).

Tutte le cellule del legno sono prodotte da uno strato di tessuto meristematico, detto cambio cribro-vascolare, che si trova alla periferia del tronco, tra legno e scorza, tanto sottile da essere invisibile a occhio nudo. Durante la stagione favorevole, il cambio produce continuamente nuove cellule del legno al suo interno, determinando così la crescita in diametro del tronco. La produzione di cellule non è tuttavia costante: all'inizio della primavera, quando le gemme si schiudono e si formano le nuove foglie che devono essere rifornite di acqua, il cambio produce molti vasi e poche fibre, per assicurare la massima conduzione di acqua.

Al contrario, in piena estate, quando l'acqua nel terreno scarseggia e lo sviluppo di nuove foglie è ridotto, il cambio produce molte fibre e pochi vasi, per assicurare la massima resistenza meccanica. Alla fine dell'estate, il cambio produce uno strato costituito da sole fibre, privo di vasi, dopodiché sospende la propria attività ed entra in stato di quiescenza.

Lo strato di fibre costituisce perciò l'ultima produzione dell'anno, e si chiama legno di chiusura. L'attività del cambio riprenderà nella primavera successiva, con nuovo legno primaverile, composto cioè prevalentemente di vasi.

Dato che le fibre hanno una parete molto spessa, che invade tutta la cavità cellulare, il legno estivo, terminato dal sottile strato di chiusura, è più denso di quello primaverile, che contiene molti vasi e quindi risulta più poroso. La maggior densità del legno estivo si manifesta in una colorazione più scura, ben visibile ad occhio nudo in sezione trasversale: è un'osservazione che tutti possono fare, ad esempio sulle ceppaie degli alberi abbattuti in un bosco, oppure sui rami tagliati da esemplari sottoposti a potatura.

Alla banda scura del legno estivo fa seguito, nella primavera successiva, la produzione - verso l'esterno - di una banda chiara di legno primaverile, in una alternanza più o meno regolare, ma sempre ben riconoscibile. La porzione di tronco compresa tra uno strato di chiusura e il successivo è detta anello di accrescimento annuale; il loro numero corrisponde all'età della pianta.


Anelli di accrescimento in Maclura pomifera
Sulle ceppaie si può anche notare che la parte centrale del legno è talora più scura di quella esterna; la differenza di colorazione è molto apprezzata dai mobilieri, che vi trovano un motivo di pregio ornamentale. La parte interna viene chiamata cuore o duramen, quella esterna alburno.

Il termine "cuore" potrebbe far credere che la parte interna sia quella più importante per la pianta. Invece, nel cuore il sistema di conduzione non funziona più: i vasi più vecchi, non più collegati alle foglie, vengono occlusi da escrescenze prodotte dalle cellule del parenchima e infiltrati da sostanze di scarto del metabolismo cellulare, come i fenoli, la cui ossidazione produce una colorazione scura: ad esempio nell'albero di teak (Tectona sp. pl.) il cuore si arricchisce di silice, che conferisce eccezionale durezza al legno di questa specie.


Cuore e alburno in Maclura pomifera
Inoltre, la cessazione della funzione di conduzione fa sì che il cuore contenga meno acqua dell'alburno; si tratta quindi di un legno già stagionato - almeno in parte - direttamente sulla pianta: per questo motivo, in alcuni legnami da opera viene tolto l'alburno, che richiederebbe una stagionatura ben più lunga.

Non è quindi un "cuore" che batte, ma l'uso di questo nome costituisce un appropriato riconoscimento della nobiltà di questo materiale e della sua origine biologica. Indispensabile per le piante, utilissimo per l'uomo, il legno è uno dei tanti legami che uniscono l'uomo all'ambiente che condivide con le piante e tanti altri esseri viventi.


Riferimenti bibliografici



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