Dicembre 2001/Gennaio 2002
Il castagno: l’albero del pane dell’Europa Mediterranea
(Antonio Croce)

Herman Hesse inizia la sua celebre opera Narciso e Boccadoro descrivendo il castagno posto dinanzi il convento di Mariabronn, "un solitario figlio del Sud", un insolito albero per l’Europa Centrale, dove è ambientata la storia. Poco più avanti nella descrizione gli assegna l’attributo di esotico, a ribadire che tale pianta proviene da altre latitudini, altre regioni ma non troppo distanti, poiché il castagno è diffuso nell’Europa mediterranea e si spinge a Nord fino alle Alpi.

E' sicuramente tra le piante che caratterizzano in modo più marcato il paesaggio ed entrano nella cultura delle regioni che circondano il Mare nostrum, insieme all'olivo e alla vite. Ma al contrario di queste due, valorizzate e in forte espansione, la coltivazione e l’importanza del castagno è andata progressivamente decadendo negli ultimi decenni. Tuttavia in molte aree è ancora oggi importante per l’economia delle popolazioni montane e negli ultimi anni sta tornando a riscuotere interesse. Si parla sovente del castagno come "albero del pane" intorno al quale si sviluppò una vera e propria "civiltà del castagno". Numerosissimi in Italia sono i toponimi che lo ricordano (Castagneto Po, presso Torino; Castagneto Carducci, in Toscana) e molte le leggende che lo vedono protagonista. La sua collocazione in un orizzonte ben determinato dal punto di vista climatico permette di definire tale orizzonte "Castanetum", sovrapposto al "Lauretum" del termofilo Alloro (Laurus nobilis) e sottostante il "Fagetum" delle foreste montane di Faggio (Fagus sylvatica).


Un castagneto da frutto
Descrizione del Castagno
Il castagno europeo (Castanea sativa Mill.) appartiene alla famiglia delle Fagaceae, comprendente piante a sviluppo arboreo, monoiche (cioè con fiori maschili e femminili portati sullo stesso individuo anche se separati). Come in tutte le Fagacee, il castagno presenta infiorescenze maschili ad amenti, lunghi fino a 15 cm, composti da fiori molto piccoli, gialli. I fiori femminili sono riuniti a due-tre alla base degli amenti, circondati da un involucro (la cupola) che diventerà poi il riccio, spinosa protezione per i frutti. Mentre per le querce ed il faggio, altre specie della famiglia, l’impollinazione è anemofila - avviene tramite la dispersione del vento - per il castagno essa avviene ad opera di insetti, coleotteri ed api e ciò permette di ricavare il miele di castagno. Ogni riccio contiene generalmente 3 frutti e a maturazione completata si apre liberandoli. Ogni frutto ha peso e dimensioni variabili a seconda della varietà; il colore può variare nelle screziature, tonalità o striature ma è generalmente marrone. Botanicamente è un achenio (o su alcuni testi "noce"), di forma semisferica o appiattita. Alla base c'è la cicatrice ilare, una "macchia" ellittica chiara, corrispondente alla zona di contatto fra riccio e castagna. All'opposto c'è una punta che termina con quello che era lo stimma del fiore che si conserva anche nel frutto maturo. Le foglie sono lanceolate, dentate, lunghe fino a 15-20 cm. La pianta raggiunge i 30-35 m di altezza e oltre 500 anni d’età. Vi sono casi di piante che hanno superato abbondantemente il millennio.

Origine e diffusione
L’areale attuale di diffusione del castagno europeo è incentrato sull’europa Sud-Orientale. A Nord lambisce appena la Svizzera, a sud è presente in Africa sull’Atlante mentre ad Est è coltivato in Turchia (il terzo paese produttore di castagne del mondo). In altri continenti boreali, si trovano altre specie del genere: Castanea crenata, giapponese, e Castanea mollissima della Cina mentre Castanea dentata è presente nel continente Nord Americano. Sull’indigenato del castagno in Italia non tutti sono concordi, diversi sono gli autori che lo ritengono originario dei Balcani e importato in Italia in epoca Romana o pre-romana. Sicuramente era presente in Europa Centrale prima che le glaciazioni pleistoceniche lo spingessero nelle estreme regioni meridionali. Anche in Italia potrebbe avere trovato rifugio nelle estremità della Penisola e del resto l'abbassamento del livello marino permetteva la comunicazione fra penisola balcanica e l'attuale Puglia. Indubbia è la massiccia diffusione, per la coltivazione sistematica, operata già in epoca romana.

Nella penisola vegeta spontaneamente in boschi misti di latifoglie, in una fascia compresa generalmente tra i 200 e i 1300 metri. Anche le coltivazioni sono comprese in questa fascia che raggiunge il massimo altitudinale nelle regioni calde, come in Sicilia. Più spesso però nella parte bassa della fascia, tra i 200 ed i 500-600 metri al castagno si preferiscono altre coltivazioni, ad esempio l’olivo o la vite. Tuttavia rispetto all’olivo il castagno predilige esposizioni a N e NE, essendo una specie mesofila. Ciò vuol dire che le precipitazioni devono essere di entità discreta (superiori a 600 mm annui), con estati non troppo asciutte. La maggiore esigenza riguarda il suolo, mai calcareo, acido o subacido, meglio se sabbioso per evitare ristagni di acqua. Non è un caso allora che le regioni dove la castanicoltura è più sviluppata siano quelle in cui troviamo suoli acidi, sviluppati su rilievi vulcanici e massicci cristallini. Oltre il 90% della produzione avviene in Campania, Lazio, Toscana, Piemonte e Calabria.

Importanza del castagneto
La sua diffusione consentì alle popolazioni montane di avere frutti da consumare freschi o trasformare per un consumo durante l’anno, e legna da ardere e da costruzione. La sua coltivazione avviene in fustaie, dove i singoli alberi raggiungono proporzioni monumentali con esemplari secolari. Si tratta di un bosco dalle caratteristiche singolari. L’intervento dell’uomo consiste soprattutto in una drastica operazione di sfalcio del sottobosco, a fine primavera-inizio estate, per consentire un’agevole raccolta dei frutti. Lo sfalcio del sottobosco seleziona inevitabilmente la vegetazione: sono eliminate tutte le specie arboree, e le specie arbustive resistono solo se prostrate e basse, come ad esempio il timo, il cisto, e poche altre.

La presenza della cotica erbosa, impedisce l’erosione del suolo e lo sfalcio, effettuato prima della stagione più calda, previene gli incendi estivi per cui i castagneti hanno una importante funzione di stabilità idrogeologica. Tale funzione è anche frutto della possibilità di condurre il castagneto a ceduo, con turni di 10-15 anni, nei versanti più acclivi e dunque instabili.

Le piante coltivate non sono del tutto uguali alla Castanea sativa spontanea nei boschi, che produce pochi frutti e piccoli. Durante i secoli si sono selezionate numerose varietà che hanno portato a frutti di dimensioni diverse o caratteristiche organolettiche particolari. Inoltre si affacciò nel secolo scorso un nemico temibile, giunto dall’America dove aveva già sterminato Castanea dentata: il cancro corticale. Tale patologia è causata dall’infestazione di un fungo, Endothia parasitica, che provoca il deperimento della pianta. A tale pericolo sembrano reagire meglio le specie asiatiche da cui si sono ottenuti ibridi resistenti alle patologie.

I prodotti della castanicoltura
In Italia le varietà più pregiate restano le cultivar legate a ben identificate zone di produzione, i cui frutti sono distinti in "marroni", di dimensioni maggiori e facilmente pelabili, e "castagne", di pezzatura minore ma più rustiche. L’Italia è il primo produttore Europeo, con una produzione che negli ultimi anni supera i 700.000 quintali. I marroni vengono canditi, per ottenere i noti "marrons glacès"; oltre al consumo fresco i frutti vengono lavorati e se ne ottengono marmellate, farine, liquori. I frutti non destinabili al consumo umano possono essere impiegati (e in passato lo erano) per l’alimentazione degli animali. Grazie alla valorizzazione del frutto, al riconoscimento delle molteplici funzioni che il castagneto esercita per la conservazione del paesaggio, e soprattutto grazie alle tecniche di prevenzione dalle patologie, si sta assistendo ad una ripresa della produzione italiana che solo 150 anni fa era la prima del mondo con una produzione oltre 8 volte superiore all’attuale.


Imponente castagno ultracentenario in habitus invernale




Chioma di castagno in fiore




Amenti maschili




Ricci in formazione




Ricci in apertura








Riferimenti bibliografici

  • AA.VV. - Alberi d'Europa - Arnoldo Mondadori
  • S. Pignatti - Flora d'Italia - Edagricole
  • H. Hesse - Narciso e Boccadoro - Arnoldo Mondadori
  • ISTAT - Statistiche Forestali, anno 1994

Le fotografie sono state scattate nel Parco Regionale Roccamonfina - foce del Garigliano, importante area castanicola Campana


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