N. 20 - 25 agosto 2003
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Abetone, un ritratto in bianco e verde
(Carlotta Miniati, Gianni Bedini) |
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A 1388 m di altitudine, nel cuore dell'Appennino tosco-emiliano, il valico di Abetone costituisce da oltre due secoli un importantissimo collegamento tra la provincia di Modena e il comprensorio pistoiese e fiorentino.
Sorto nel 1784 nel punto di confine tra Granducato di Toscana con il Ducato di Modena, a seguito della realizzazione della strada che collegava i due piccoli stati, nel secolo successivo Abetone è stato frequentato da personaggi di spicco della cultura e della nobiltà europea, che nei pressi del valico e nelle zone più panoramiche avevano trovato le condizioni ideali per porvi le loro dimore estive. A metà del XX secolo, le eccezionali imprese sportive di Zeno Colò, Celina Seghi e Vittorio Chierroni hanno avviato lo sviluppo di ell'Abetone come stazione sciistica, ponendo le basi dell'odierno "turismo bianco" che tuttora costituisce l'elemento portante dell'economia locale. L'attenzione pressoché esclusiva al turismo invernale, tuttavia, mette in ombra un ambiente naturale di grande valore bio-naturalistico e di straordinaria bellezza, godibile meta degli appassionati di "turismo verde". Immerso in dense, verdissime foreste di faggi e abeti, Abetone è circondato da montagne che sfiorano i 2.000 m, sulle cui pendici, oltre il limite degli alberi, si trovano brughiere, praterie, e zone umide (torbiere e laghetti), rupi, cenge e macereti. In questi ambienti di altitudine, dove l'occhio può spaziare dal Mar Tirreno alle Alpi, si manifestano fioriture rare e spettacolari, studiate dai botanici e viste con ammirazione dai turisti più attenti. Immaginando di seguirne la successione nello scorrere delle stagioni, in maggio si può scorgere, nei prati e sulle cenge, la genziana primaticcia (Gentiana verna L.), dai fiori azzurri; poco dopo, si aprono al vento le infiorescenze cotonose del |
genziana primaticcia |
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Molto più raro e difficile da notare è
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aquilegia maggiore |
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In agosto, nei vaccinieti e nelle torbiere si accende la fioritura rosata del
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mirtillo nero |
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Altre specie di piante, ugualmente belle e interessanti, vivono alle quote più basse, protette nelle foreste che rivestono le pendici risparmiate dallespansione delle piste da sci. Le foreste abetonesi
sono in gran parte frutto del lavoro dell'uomo, che le ha oculatamente gestite a scopo economico: i faggi (Fagus selvatica L. ), gli abeti bianchi (Abies alba Miller ) e gli abeti rossi (Picea abies (L.) Karsten ) che vi si vedono oggi sono in gran parte coltivati. Tuttavia, sopravvivono alcuni lembi di foresta risparmiati dall'intervento dell'uomo, dove vegetano qua e là piante molto vecchie, di ragguardevoli dimensioni e contorte nel portamento, la cui esistenza è precedente allo sviluppo della silvicoltura abetonese. Qui vive, allo stato spontaneo, una piccola enclave di abeti rossi, distante centinaia di km dai loro consimili distribuiti lungo l'arco alpino, silenziosi testimoni di una antica migrazione di queste piante verso Sud, ai tempi delle glaciazioni del Quaternario.
Sono loro compagni i |
uva di volpe
genziana asclepiade |
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Questo ricchissimo patrimonio naturalistico si può godere pienamente grazie alla fitta rete di sentieri e strade forestali che consentono piacevoli escursioni a piedi, a cavallo o in mountain-bike sull'intero comprensorio. Ma c'è anche la possibilità di fare la conoscenza delle piante abetonesi in un singolo, breve itinerario, tutto all'interno dell'Orto Botanico Forestale dellAbetone, le cui collezioni botaniche, che includono anche le specie qui menzionate, offrono una rigorosa interpretazione della flora locale in un'area ristretta e agevolmente percorribile dai visitatori.
[ Una visita all'O.B.F. di Abetone ] - [ O.B.F. di Abetone: informazioni logistiche ] |
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