Aprile 2002
Miele senza api: il tesoro della palma del Cile
(Gianni Bedini)

Il 16 agosto 1834, il naturalista Charles Darwin, durante una escursione nei dintorni di Valparaiso, in Cile, fu sorpreso di trovare palme alla quota - relativamente elevata - di 1.500 m.
Secondo il suo resoconto, "... queste palme sono, per la loro famiglia, brutti alberi. [...] Sono eccessivamente numerose in alcune parti del Cile, e apprezzate per una specie di sciroppo dolce ricavato dalla loro linfa. In una tenuta vicino a Petorca hanno tentato di contarle, ma hanno rinunciato dopo aver raggiunto diverse centinaia di migliaia. Ogni anno, all'inizio della primavera, in agosto, se ne abbattono molte e, quando il tronco è a terra, si taglia via la chioma. La linfa quindi comincia immediatamente a fluire dall'estremità superiore e continua per alcuni mesi: è tuttavia necessario rasare quell'estremità ogni mattina, in modo da esporne una superficie fresca. Un buon albero fornisce novanta galloni. [...] La linfa, addensata tramite bollitura, è detta sciroppo dolce [treacle nell'originale inglese. NdT.], al quale somiglia moltissimo nel sapore."

La palma in questione è Jubaea chilensis, la cui area di distribuzione naturale è limitata al Cile. Per questo motivo, essa è comunemente nota come palma del Cile. La pratica riferita dal naturalista inglese per l'ottenimento dello "sciroppo dolce" - miel del palma in spagnolo - era in uso prima dell'arrivo nella regione dei conquistatori spagnoli, e permetteva di ottenere anche una bevanda alcolica, detta vino di palma, sottoponendo la linfa fresca a fermentazione. Oggi il vino di palma non riscuote più molto interesse, dopo l'introduzione delle colture viticole, ma il miel de palma è prodotto industrialmente, seguendo le pratiche tradizionali e aggiungendo zucchero di canna o di mais e il liquido, simile a latte di cocco, contenuto nei semi della palma stessa.


Una confezione di miele di palma.
L'intenso sfruttamento cui la pianta è stata sottoposta, tuttavia, ne ha causato la forte rarefazione sul territorio cileno. Un tempo estese, allo stato spontaneo, al piede della Cordigliera della costa, nelle valli con bassa piovosità annua, tra il 32mo e il 36mo parallelo, oggi le popolazioni di questa palma sono confinate tra 33 e 34 gradi di latitudine, tanto che la specie è considerata vulnerabile. Ridotta a soli 500 esemplari la innumerevole popolazione della tenuta di Petorca ricordata da Darwin, oggi la più consistente popolazione di questa grande palma - dell'ordine di 100.000 piante - si trova nel Parco Nazionale "La Campana", creato nel 1967 su una estensione di 8.000 ettari, nei pressi di Vina del Mar.
Esemplari di palma del Cile.
Per evitare la totale scomparsa della specie, nel 1974 il governo cileno ha decretato che l'abbattimento sia autorizzato dalla Corporación Nacional Forestal, solo se attuato nell'ambito di un progetto di gestione selvicolturale che preveda, per ciascun esemplare abbattuto, la semina di altri, in modo da garantire l'incremento numerico delle popolazioni. Finora, solo una azienda ha ottenuto le necessarie autorizzazioni per produrre industrialmente il miele di palma, con la garanzia di sostituzione degli esemplari abbattuti con altri riprodotti da seme in un vivaio che attualmente conta circa 40.000 esemplari. Della Jubaea chilensis si usano anche i frutti commestibili, detti coquitos e simili a piccole noci di cocco, che la pianta produce in abbondanza solo dopo il 45mo anno di vita.
Jubaea chilensisin vivaio.
Un altro fattore gioca a favore di questa specie: la sua imponente bellezza - gli esemplari adulti toccano l'altezza di 30 m, con un diametro del tronco di 1 m - la fa apprezzare come pianta ornamentale, diffusa in coltivazione in molti paesi del mondo a clima temperato. Questa palma è stata introdotta in Europa grazie al Giardino Botanico di Kew, Inghilterra, dove i suoi semi sono giunti nel 1843. In Italia vive un vecchio esemplare, piantato intorno al 1870, lungo le sponde del Lago Maggiore, non molto alto nonostante la veneranda età; gli esemplari più belli si trovano nell'Orto Botanico di Pisa, dove sono stati piantati tre esemplari tra il 1877 e il 1890. Alti circa 20 m e tuttora in pieno vigore vegetativo e riproduttivo, essi producono circa 6.000 semi ogni anno, che vengono raccolti e conservati per contribuire, anche al di fuori dall'ambiente di distribuzione naturale, alla salvaguardia di questa specie.
Jubaea chilensis all'Orto Botanico di Pisa.
Dopo un lungo declino, per questa pianta sembra finalmente arrestata la tendenza alla scomparsa, nonostante la prosecuzione dello sfruttamento economico: un valido esempio di uso sostenibile di una risorsa naturale.

Riferimenti bibliografici



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