Aprile 2001
Salvia divinorum, pianta dei riti magici
(Gianni Bedini)

Nel mese di ottobre del 1962, il farmacologo Albert Hofmann e il micologo Gordon Wasson si trovavano a San Jose' Tenango, un villaggio a circa 1200 m di altitudine nella Sierra Mazateca, in Messico. Dopo anni di tentativi infruttuosi, speravano di risolvere il mistero della 'ska Maria Pastora', un'erba ben nota ai curanderos, gli sciamani mazatechi, che la usavano nelle loro pratiche divinatorie e mediche, ma sconosciuta ai botanici. Il nome mazateco della pianta significa 'foglia (o erba) di Maria Pastora' e fa riferimento alla tradizione locale che associa la pianta alla Vergine Maria, vista nel ruolo di pastora.

I due scienziati ne avevano sentito parlare molte volte durante i loro precedenti viaggi nella regione, intrapresi per studiare il ruolo delle sostanze allucinogene nella vita religiosa dei Mazatechi. In due occasioni, nel 1960 e nel 1961, avevano ottenuto campioni di foglie, insufficienti per l'identificazione della specie botanica. Inoltre, non era possibile sapere dove vivesse la pianta: gli sciamani, prodighi di notizie sull'uso della pianta, custodivano gelosamente il segreto delle località di raccolta.


La Sierra Mazateca, nello stato di Oaxaca, in Messico.

Così, Hofmann e Wasson conoscevano molte cose su questa pianta. Sapevano che veniva impiegata ritualmente quando non erano disponibili i funghi del genere Psilocybe, che contengono potenti allucinogeni; che l'infuso ottenuto da 50 foglie era somministrato a persone affette da malattie sconosciute, per indurle in uno stato di trance nel quale i pazienti stessi descrivono la loro malattia in modo che il curandero possa guarirla; che la somministrazione avviene secondo un elaborato rituale, in un locale appartato e silenzioso, da mezzanotte alle prime luci dell'alba; che la stessa dose era impiegata per accertare la verità nei casi di furto o scomparsa di oggetti; che dosi diverse erano usate nella fase di addestramento dei nuovi curanderos, che tramite la pianta potevano ascoltare la voce della Vergine Maria. Conoscevano bene gli effetti della somministrazione dell'infuso, che essi stessi avevano provato. Alla loro conoscenza mancava ancora un elemento fondamentale: la pianta stessa.

Come in altri villaggi, anche a San Jose' Tenango i due scienziati avevano parlato con i curanderos locali per avere campioni fioriti della pianta; finalmente, Lunedì 8 ottobre, dopo tanti insuccessi, una anziana curandera portò loro un fascio di piante in piena fioritura. Le piante furono inviate a Carl Epling, dell'Orto Botanico dell'Università della California, che le identificò come una specie di salvia nuova per la scienza, alla quale dette il nome di Salvia divinorum, cioè salvia degli indovini. Un mistero era svelato, ma altri interrogativi sorgevano: come era possibile che la pianta fosse sfuggita ai botanici fino a quel momento? perché non era stata notata dai conquistadores spagnoli, ai quali peraltro non erano sfuggite altre piante allucinogene impiegate nei riti sacri? E perché sembrava confinata a località remote, note solo ai curanderos?


Pianta fiorita di Salvia divinorum

Una risposta - soltanto parziale - a questi interrogativi proviene dalla biologia della pianta: in primo luogo, è difficile trovare esemplari fioriti, dato che la fioritura, sebbene sia estesa tra settembre e maggio, si manifesta sporadicamente. Senza i fiori, la pianta può essere confusa con altri arbusti.
Inoltre, in esperimenti di impollinazione artificiale si è osservato che solo il 3% dei frutti arriva a maturità e produce semi. La riproduzione della pianta, dunque, è in larga parte affidata alla propagazione vegetativa: in effetti i rami, lunghi e flessuosi, si piegano fino a terra e producono ai nodi radici avventizie che consentono a un ramo di diventare una nuova pianta. Indubbiamente si tratta di un sistema poco competitivo con altre piante, che può render conto della ridotta distribuzione di questa specie. Alcuni ipotizzano che la pianta sia un ibrido - anche se non è possibile individuarne i "parenti" - che sopravvive solo in coltivazione.
Infine, i conquistadores spagnoli che erano rimasti impressionati dai 'funghi magici' (Psilocybe mexicana) e dai 'fiori della vergine' (Rivea corymbosa),contenenti potenti allucinogeni con effetti simili a quelli indotti dall'assunzione di LSD, potevano aver trascurato la 'ska Maria Pastora' i cui effetti sono molto più blandi e il cui uso da parte degli sciamani è riservato ai periodi in cui i funghi magici o i fiori della vergine non sono disponibili.


Fiore di Salvia divinorum.

Queste considerazioni, tuttavia, non chiariscono l'origine della pianta e del suo uso magico, che rimane un enigma irrisolto. Forse anche per gli stessi Mazatechi, i quali affermano che "la [ska] Maria [Pastora] parla a voce bassa".

Proprietà allucinogene e usi di Salvia divinorum


Riferimenti

Reisfield A., 1993 - The Botany of Salvia divinorum. SIDA 15(3):349-366
http://www.sabia.com/salvia/index.html

Siebert D.J., 1994 - Salvinorin A: Notes of Caution. The Entheogen Review 3(4):

Valdés L.J., Díaz L.J., Paul A.G., 1983 - Ethnopharmacology of Ska Maria Pastora (Salvia divinorum, Epling and Jativa-M.). Journal of Ethnopharmacology 7: 287-312.
http://salvia.lycaeum.org/valdes83.html
anche in italiano: http://salvia.lycaeum.org/valdes83.html

Wasson R.G., 1962 - A new Mexican psychotropic drug from the mint family. Botanical Museum Leaflets Harvard University 20: 77-84.
http://salvia.lycaeum.org/wasson1.html





© Myristica