Aprile 2001
Le piante della Spiaggia
(Ilaria Amore)

Le calde giornate estive trascorse sulla spiaggia ce la fanno associare spesso ad un deserto, ma non è proprio così anche se alcune caratteristiche sono comuni. Le zone con clima mediterraneo presentano una elevata siccità estiva compensata da notevole umidità invernale (i deserti sono caldissimi e aridi tutto l'anno), inoltre le abbondanti precipitazioni invernali fanno si che questi suoli siano meno salati di altri suoli desertici dove la bassa piovosità non consente il dilavamento dei sali che derivano dalla disgregazione delle particelle del suolo e delle rocce.
Queste caratteristiche climatiche si traducono in problemi di carattere tecnico per la sopravvivenza delle piante che abitano tali zone. Problemi di carattere tecnico quali l'elevata temperatura estiva o la scarsità d'acqua. Le piante hanno così sviluppato ingegnosi adattamenti che permettono loro una confortevole permanenza in questi ambienti:
  1. profonde radici che permettono di raggiungere l'acqua che per la natura della sabbia non viene trattenuta in superficie ma percola nel terreno;
  2. tomento folto e chiaro che ricopre la pianta. La tomentosità fitta come uno schermo contro la diretta insolazione impedisce al calore di arrivare al fusto/foglie evitandone così il surriscaldamento; la colorazione chiara, dovuta all'aria che riempie i peli, morti (i peli sono vivi nelle igrofite dove aumentano la superficie traspirante), permette di riflettere parte dei raggi che la colpiscono;
  3. riduzione della lamina fogliare (trasformata in spina o fatta cadere): La riduzione permette di esporre alla traspirazione una minore superficie;
  4. foglie rigide e coriacee che impediscono al calore di esercitare i suoi effetti. Il perpetuarsi delle specie è affidato in parte alla riproduzione gamica che produce semi secchi.

Cuscinetti di Otanthus maritimus
La fioritura è per lo più primaverile ma esistono specie che la ritardano fino alla fine dell'estate inizio dell'autunno. La produzione di semi secchi permette alla pianta di "sfuggire" alla siccità.
Quando cade tanta pioggia da bagnare il suolo fino ad una profondità considerevole questi semi germinano. La riduzione della traspirazione tramite la trasformazione delle foglie in spine o la caduta delle stesse è un modo per "economizzare" l'acqua. Il problema del sale viene affrontato in diversi modi dalle piante: esistono regolatori di sali, per le quali la concentrazione interna non aumenta durante la fase di crescita; esistono succulente che evitano l'aumento di concentrazione dovuto all'assorbimento di acqua rigonfiando le foglie.
L'aumento di concentrazione può essere combattuto con l'essudazione dei sali sulla superficie delle foglie o con la rapidità di crescita. Il problema dell'assorbimento dell'acqua è risolto, nella maggior parte delle alofite, con adattamenti osmotici. Esse posseggono nelle loro cellule una pressione osmotica di 100 e più bar, in ogni modo tale da assicurare loro la tensione di assorbimento necessaria.
Tensione di assorbimento dovuta essenzialmente alla forte concentrazione di cloruro di sodio (nelle xerofite, piante degli ambienti desertici veri e propri, la tensione di assorbimento è invece dovuta al bassissimo contenuto in acqua o alla forte tendenza di sostanze mucillaginose a trattenerla). Le alofite, piante proprie dei terreni salati, sono quindi dotate di resistenza interna all'intossicazione da cloruro di sodio, resistenza che non è propria delle xerofite.
Non tutte le alofite devono alla loro grande resistenza al sale la possibilità di vegetare sui terreni salati; ve ne sono altre la cui caratteristica è invece una barriera selettiva con la quale ne limitano la penetrazione. Esiste infine un terzo tipo di alofite per le quali l'accumulo di sale nelle cellule è esiziale, ma le cui radici non hanno la capacità di opporsi al suo ingresso. La soluzione del problema sta nel non trattenere e nel non accumulare sale nelle cellule, ma nell'eliminarlo continuamente mediante le moltissime cellule secretrici presenti sulla superficie del fusto e delle foglie.
Ciò che permette alle piante di sopravvivere in queste condizioni è la loro possibilità di acclimatarsi a diversi fattori di stress, sviluppando una tolleranza al fattore di stress che ha indotto la variazione.





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